Ho dedicato un capitolo a Bersani, perché lo ritengo una bella persona. E su di lui ho fatto un’autocritica, perché era giusto farlo”. Lo rivela a Otto e Mezzo (La7) il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, parlando del suo ultimo lavoro, “La politica è una cosa seria” (edito da Rizzoli).
Nel libro sono contenuti undici ritratti di politici. “Ci sono quelli che stimo – spiega Scanzi – o che amo al punto tale che mi mancano, come Berlinguer, Pertini e Parri. Ci sono anche politici contemporanei di cui farei a meno, da Renzi a Berlusconi a Salvini. Bersani è stato una sorta di punto di contatto tra la politica di ieri e quella di oggi. Se Pd e M5s si fossero impegnati di più nel fare qualcosa, probabilmente non avremmo avuto né Letta, né Renzi, né Gentiloni“.

Nel capitolo dedicato a Bersani, definito “il buono”, la firma del Fatto si sofferma sullo “streaming della vergogna” del 27 marzo 2013 con l’ex segretario del Pd, Roberta Lombardi e Vito Crimi del M5s. E viene menzionata una vivace polemica risalente al 27 settembre 2013 tra Scanzi e Bersani, proprio nella trasmissione condotta da Lilli Gruber.
“In quella puntata di sei anni fa -afferma Scanzi – a un certo punto Bersani mi chiese: “Ma lei cosa ha fatto per evitare il governo Letta?”. Io gli risposi che forse mi sopravvalutava. Nel libro racconto quello che in realtà feci nel mio infinito piccolo. In quei giorni ricevetti telefonate da tanti parlamentari del Pd, di Sel e soprattutto del M5s. E chiesi a tutt di fare almeno un terzo nome alla Parri per tenere insieme un governo di scopo tra Pd e M5s: un Settis, un Rodotà, uno Zagrebelsky“.
E svela: “Ci fu un’assemblea del M5s per decidere in merito. La maggioranza era talebana, ma c’era una fronda in cui cominciava a prendere corpo l’idea di provare a dialogare col Pd. Chi fece saltare il banco fu Roberto Fico, che oggi è ritenuto l’elemento più vicino al centrosinistra“.

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