Il ddl Pillon non arriverà mai in aula. Dopo 48 ore di scontri a distanza con i leghisti, Vincenzo Spadafora chiude le porte al disegno di legge sull’affido condiviso del senatore della Lega. Almeno sul fronte pentastellato. Perché il Carroccio controribatte e sottolinea che “è nel contratto”. E secondo il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini “è un buon punto di partenza“. “Il diritto di famiglia va rivisto – ha detto a margine di un comizio a Como – l’affido condiviso oggi non è attuato, in troppi i casi i bambini perdono la madre, il padre o i nonni. Forse Spadafora non lo sa o non è un problema che vive sulla sua pelle. Però è pieno di bambini che vengono usati dagli adulti per i propri litigi e non è corretto e non è giusto”.

Il provvedimento Pillon “è chiuso, quel testo non arriverà mai in aula, è archiviato”, aveva detto invece il sottosegretario del Movimento 5 stelle a Omnibus su La7.  “Adesso bisogna scrivere un nuovo testo, che probabilmente prenderà anche qualcosa di buono, ma molto poco, per andare incontro ai temi del diritto di famiglia, ma non come aveva pensato Pillon. Sono state fatte le audizioni in Commissione Giustizia, adesso c’è un nuovo tavolo Lega-M5S al quale sono invitate anche le opposizioni”.

Un pensiero evidentemente non condiviso dai leghisti. “Il M5s può pensare come vuole ma non si può certo archiviare quello che c’è scritto nel contratto di governo: sull’affido condiviso è molto chiaro, a partire dalla permanenza dei figli con tempi paritari tra i genitori”, commenta Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato. Il ddl Pillon, ricorda, “è firmato anche dal M5s” e “rispecchia il contratto”. Il testo “si può migliorare”, aggiunge il leghista prima di spiegare che “probabilmente un testo base unico farà sintesi con le altre proposte ma non si può archiviare il contratto”.

Dopo l’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano che aveva fatto sbottare Salviniil quale aveva fatto nascere un vero e proprio caso adozioni all’interno del governo – ieri Spadafora ha nuovamente attaccato l’alleato di governo.“Se la Lega si attiene al contratto di governo, bene. Se dovesse decidere altro, sarà una responsabilità della Lega far cadere il governo”. Anche se quello sulle adozioni è solo l’ultimo terreno di scontro tra le due anime del governo gialloverde. In particolare sul tema del Congresso delle Famiglie a Verona e dei diritti quella col ministro della famiglia Lorenzo Fontana somiglia molto a una guerra interministeriale: “No, è una guerra di coerenza – replica Spadafora – Sono coerente con la mia vita e le mie esperienze ed è dovuto perché ho la delega alle Pari opportunità. Una voce doverosa”.

Sulla visione sulla famiglia, tra l’altro, oggi Fontana torna ad attaccare i grillini con due interviste, una al Corriere della Sera e un’altra al Messaggero. “La senatrice Tiziana Drago ha avuto il coraggio di salire sul nostro palco, ma non è l’unica grillina a pensarla come noi sui valori della famiglia tradizionale. Anzi, al Senato la linea Di Maio-Spadafora è in netta minoranza, anche nel gruppo. Peccato che non lo possano dire apertamente”, ha detto il ministro al quotidiano romano.

Al giornale di via Solferino, invece, Fontana si è lamentato degli attacchi dei pentastellati: “”Ci accusano di essere nemici delle donne, ci danno dei fanatici, ci coprono di insulti quotidiani. Nell’ultimo mese sono stato più insultato dai 5 stelle che dalle opposizioni”.  Alla domanda se ci saranno conseguenze o il governo proseguirà, Fontana risponde: “Per quanto ci riguarda no, siamo sempre positivi e propositivi, ci sono tante cose da fare. Però bisognerebbe chiederlo a loro. Forse non hanno più a cuore lo stare al governo del Paese. Che cosa dovrei pensare? È evidente che se qualcuno continua a provocare, significa che vuole una reazione”.