Nicola Zigaretti pensa che il Pd debba “accettare la sfida” sul salario minimo. Non nel senso di votare il ddl del Movimento Cinque Stelle depositato in Senato e che potrebbe approdare in Aula, come stabilito dall’assemblea dei capigruppo tra il 16 e il 19 aprile, se saranno conclusi i lavori in commissione iniziati lo scorso 16 gennaio. Quanto, piuttosto, “parlando con le categorie produttive, senza stare in attesa”.

Il segretario dem si muove sul tema che il leader M5s Luigi Di Maio ha messo al centro della discussione subito dopo la sua vittoria alle primarie dem. Ma oggi come il 6 marzo per Zingaretti resta prioritario il dialogo con le i “protagonisti”. E per questo annuncia nella sua prima relazione alla direzione Pd di aver in mente l’organizzazione di un “grande incontro” in due grandi città d’Italia, una al Nord e una al Sud, insieme alle categorie produttive con al centro gli “effetti catastrofici” della legge di Bilancio.

Lo fa dopo che lunedì Di Maio aveva rinnovato l’invito a votare la proposta presentata dalla senatrice 5s Nunzia Catalfo e l’ex ministro dem Andrea Orlando era tornato ad auspicare una mossa del partito mettendo al centro il “ruolo delle parti sociali” per “evitare che l’indicazione normativa determini dei passi indietro anziché un miglioramento salariale”, un aspetto contenuto nella proposta pentastellata. E poco dopo l’intervento di Zingaretti sono arrivate anche le parole della vicepresidente del partito, Debora Serracchiani, che ha annunciato che è stata incardinata in commissione Lavoro della Camera una proposta di legge del Pd sulla rappresentanza sindacale.

“Per il mondo del lavoro si tratta di una proposta fondamentale che rafforza le parti sociali, la contrattazione, il rispetto dei diritti – ha aggiunto la capogruppo democratica in commissione Lavoro – L’approvazione di queste norme è indispensabile anche per affrontare il tema del salario minimo legale”. Quindi il contro-invito a Di Maio: “Se pensa che il governo debba intervenire sul serio, si adoperi per avviare un tavolo con il Pd e si dialoghi con pari dignità, tenendo conto delle nostre proposte e delle sollecitazioni delle parti sociali”.

Il Pd, spiega Serracchiani, è “per contrastare il dumping salariale, lo sfruttamento, il precariato e proponiamo un percorso che parta da alcuni punti chiave: regolare la rappresentanza; dare centralità alla contrattazione collettiva e valore legale ai minimi contrattuali delle organizzazioni più rappresentative; stabilire d’intesa con le parti sociali un salario minimo legale per chi non è coperto dalla contrattazione collettiva”.

Del resto i sindacati, con i quali Di Maio ha aperto un tavolo nelle scorse settimane, non hanno mai visto di buon occhio il salario minimo prospettando dubbi proprio riguardo al possibile dumping salariale. E la leader della Cisl, Annamaria Furlan, è tornata a parlare della norma come di una “semplificazione di una realtà complessa”. La soluzione, dice la sindacalista, “è la contrattazione, ma bisognerebbe conoscere il lavoro, quando si vuole legiferare sul lavoro”.

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