Per tracciare gli ultimi sbarchi a Lampedusa, può essere utile fare due passi al Molo Favaloro. I barchini dei migranti vengono ammassati qui. Li puoi vedere galleggiare tra le onde dove alcuni sono semiaffondati in attesa che la prossima mareggiata li spinga giù. Da gennaio 2019 gli sbarchi sull’isola, così come anche quelli di tutti i porti italiani, sul Cruscotto Statistico del Viminale non ci sono più. Eppure gli arrivi continuano, solo lunedì sono arrivati altri 39 migranti in due diversi momenti.

Sul sito del Ministero dell’Interno i dati si trovano solo aggregati in un numero complessivo nazionale che oggi conta 501 arrivi. Niente a confronto dei 3.500 sbarcati solo a Lampedusa nel 2018 o ai 9.500 del 2017. Eppure minori sono gli sbarchi, più sembra difficile, paradossalmente, saperne qualcosa. I numeri esatti non li ha nemmeno il Comune di Lampedusa, dove il sindaco Totò Martello spiega che a lui non arriva nessuna informazione. Sul suo tavolo non ci sono elenchi ufficiali, ci sono solo le cifre raccolte tra i pescatori e i pellegrinaggi al molo a contare le barche. “Ogni imbarcazione ha un numero e una data di arrivo. Vengo qui perché non mi viene comunicato nulla”, lamenta Martello al porto.

Di fatto, neanche in passato la Capitaneria di Porto era tenuta a inviare rapporti ufficiali al sindaco, ma rispetto ad oggi “c’era una maggiore condivisione delle notizie. Non capisco perché non possa continuare ad essere così dato che a Lampedusa gli sbarchi non si sono mai fermati e i porti sono aperti”, continua Martello e ricordando il caso della Mare Jonio fermata al largo dell’isola prima del via libera allo sbarco dei 49 migranti, il sindaco Martello aggiunge: “In questo caso nessuno ha fermato la barca. Perché? Semplice, non ci sono controlli”. Era successo anche il 18 gennaio con l’arrivo di 68 tra pachistani, egiziani e bengalesi. Poi il 19 con 13 tunisini e il 20 con altri 10 sempre dalla Tunisia. Poi il 23 gennaio ne sono arrivati altri 50 e l’11 febbraio altri 13.

Nelle ultime settimane il sindaco è in fibrillazione, tanto più che non sarebbe ancora arrivata nessuna comunicazione dal governo nemmeno sul destino di quel regime fiscale agevolato applicato fino al 2017 e che ora, con la fine dell’emergenza sbarchi, i lampedusani rischiano di dover saldare con gli interessi. Nessun filo diretto persino con l’hotspot di Contrada Imbriacola dove avviene l’identificazione di chiunque sbarchi a Lampedusa. “Da protocollo non siamo tenuti a dare informazioni su chi arriva” – ci spiega Iolanda Aiello, direttrice del centro dallo scorso agosto in mano alla cooperativa RTI Nuova Service di Palermo – “quando le forze dell’ordine rintracciano i migranti ci avvisano, dopo di che non spetta certo a noi informare il sindaco”.

E così sull’isola ognuno conta gli arrivi come può. Compresi gli ultimi arrivi, al sindaco risulta che da gennaio siano sbarcati in 186, il Viminale invece ne conta 226, praticamente 40 in più. Ancora diversi i numeri raccolti da Mediterranean Hope, il progetto di osservatorio e prima accoglienza della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia che da gennaio conta 280 arrivi. “Sicuramente i dati corretti sono quelli del Viminale – commenta l’osservatore Alberto Mallardo – ma sapere con esattezza chi arriva sembra ormai un segreto di stato. Fino ad un anno fa era la stessa Guardia Costiera che ci avvisava. Oggi invece avere notizie in tempo reale è sempre più difficile perché il coordinamento può essere assunto anche dalla Guardia di Finanza o dai Carabinieri”.

E così, se i porti restano chiusi alle ong, a chi invece cerca di raggiungere l’Italia con il fai da te sono spalancati. Tutto sta nel superare le acque internazionali e raggiungere quelle territoriali. Se i migranti riescono a superare indenni il rischio della traversata e ad evitare i controlli di Eunavfor Med a quel punto o arrivano direttamente in porto oppure, se vengono intercettati entro le 12 miglia da Lampedusa, sono le stesse motovedette della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza o dei Carabinieri a farli entrare in porto.

Il 6 marzo la motovedetta dei Carabinieri intercetta una piccola barca con a bordo 8 tunisini a sei miglia a sud dell’isola. Sono harragas, migranti per lo più economici che attraversano il Mediterraneo su imbarcazioni di tre o quattro metri quadrati a gruppi di massimo dieci. Dopo averli fermati per immigrazione clandestina, i Carabinieri conducono i migranti a terra dove vengono poi prelevati dal personale dell’hotspot e portati al centro in attesa di trasferimento sulla terra ferma. Il giorno dopo, il 7 marzo, ne arrivano altri 40, tutti migranti subsahariani del Senegal e Somalia questa volta partiti dalla Libia. Anche in questo caso l’imbarcazione viene intercettata da una motovedetta dei Carabinieri mentre si trova a sole tre miglia dall’imboccatura del porto dell’isola. Le condizioni meteo però sono preoccupanti e si rende necessario l’intervento della Guardia Costiera che a quel punto effettua un soccorso in evento SAR. “In questi casi – spiega Mauro Seminara di Mediterraneo Cronaca – quando l’imbarcazione viene intercettata così vicino alla costa, nel giro di 15, 20 minuti i migranti sono a terra, senza nessun clamore o problema. Il problema sono le acque internazionali perché se i migranti vengono segnalati lì, l’Italia non è più in prima linea come un tempo e si può aprire il caso diplomatico”.

Da inizio anno, a Lampedusa le forze dell’ordine hanno effettuato 5 sbarchi. In 5 casi invece, tra cui quello di ieri, i migranti sono stati intercettati direttamente a terra eludendo quindi i controlli delle motovedette dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che pattugliano costantemente le acque territoriali. In tutti i casi si è trattato dei cosiddetti “sbarchi fantasma”, ossia di attività di tipo autonomo effettuate da piccole imbarcazioni veloci che cercano di arrivare sul suolo italiano senza farsi vedere e quindi senza chiedere soccorso.

Difficili da intercettare anche per le forze dell’ordine perché spesso sono prive di sistemi di rilevazione che ne consenta il monitoraggio da Sale Operative o perché sono barche a vela che possono quindi essere facilmente scambiate per imbarcazioni di turisti.

Quando però vengono intercettate, l’operazione può essere di due tipi, come spiega la Guardia Costiera sul sito www.guardiacostiera.gov.it. Se l’imbarcazione arriva sotto costa o direttamente a riva, l’operazione diventa di ingresso non autorizzato e a quel punto entra in gioco la Guardia di Finanza che in mare ha le funzioni piene di polizia per il controllo delle frontiere marittime. Se invece i migranti vengono avvistati dalle forze di polizia mentre sono in una situazione di “distress” e quindi di pericolo, oppure in seguito ad una richiesta di soccorso perché lo scafista si è dato alla fuga o per un’avaria al motore, a quel punto scatta l’operazione di soccorso effettuata in via prioritaria dalla Guardia Costiera.

In entrambi i casi, che si tratti di soccorso o di un’operazione effettuata dalla polizia di frontiera, i migranti entrano per forza di cose nel data base ufficiale della Questura perché una volta a terra, in un’isola di 20 km quadrati e 5mila abitanti come Lampedusa, passare inosservati è praticamente impossibile. Fonti del Viminale spiegano che non c’è nulla di strano. I porti sono chiusi alle ong perché “vanno a pescare i migranti” ma il salvataggio resta prioritario e mai nessuna forza di Polizia o Capitaneria si tirerà indietro di fronte all’obbligo di salvare vite”. Peccato che poi non se ne sappia abbastanza.

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