Non c’è stata nessuna collusione fra lo staff di Donald Trump e la Russia durante la campagna presidenziale. È questa la conclusione alla quale è giunto il procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller. Una conclusione che viene festeggiata dalla Casa Bianca come la “totale e completa assoluzione” del presidente, anche se il procuratore è meno netto sull’ostruzione alla giustizia nel corso dell’indagine. Poi è lo stesso presidente degli Stati Uniti a twittare: “No collusione, no ostruzione, completa e totale assoluzione. Manteniamo l’America grande”. Una reazione di fuoco, quella del tyccon, che parla di “vergogna per il Paese” che “un presidente debba passare attraverso una cosa simile”. A suo avviso, l’inchiesta è stata un “colpo illegale che è fallito”.

In una lettera di 4 pagine inviata al Congresso dal ministro della Giustizia, William Barr, si legge che Mueller “non ha rinvenuto nella campagna di Trump, o qualcuno associato con questa, abbia cospirato o si sia coordinato con il governo russo nei suoi sforzi, nonostante le varie offerte giunte da individui affiliati con la Russia per assistere la campagna” del tycoon poi diventato presidente degli Stati Uniti. La lettera con i risultatiprincipali del rapporto sul Russiagate è stata messa a punto dal ministro e dal vice ministro Rod Rosenstein, come spiega un funzionario del Dipartimento di Giustizia, sottolineando che Mueller non è stato consultato.

Nelle sue conclusioni il procuratore speciale, stando alla lettera del ministro e del suo vice, non esonera Trump dall’ostruzione alla giustizia dopo l’inizio dell’inchiesta. “Anche se il rapporto non conclude che il presidente abbia commesso un reato – si legge nella lettera del ministro di Giustizia – allo stesso tempo non lo esonera“. Barr, nella sua missiva al Congresso, ha spiegato quindi di ritenere che non ci siano abbastanza prove nel rapporto Mueller per stabilire che Trump abbia ostacolato la giustizia né per sostenere un processo nei suoi confronti. “Il rapporto non raccomanda ulteriori incriminazioni, né esistono conclusioni riservate che devono ancora essere rese pubbliche”, afferma la lettera scritta dal ministro.

Nel corso della sua inchiesta, Mueller e la sua squadra ha interrogato circa 500 testimoni e ottenuto oltre 3.500 citazioni e mandati di vario tipo, oltre a 13 richieste a governi stranieri per ottenere documenti collegati all’indagine. Le investigazioni del procuratore hanno portato 37 persone a processo, tra cui sei soci Trump, 26 russi e tre società russe. Tra questi, sette imputati si sono dichiarati colpevoli, e uno, l’ex coordinatore della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, è stato condannato al processo.

La lettera di Barr – come riporta la Cnn – non ha soddisfatto i democratici, che hanno chiesto di “rendere pubblico il rapporto completo” e di “fornire al Congresso le prove sottostanti del procuratore speciale”. Alla luce delle “molto preoccupanti discrepanze” e “della decisione finale del Dipartimento di Giustizia dopo il rapporto del procuratore speciale, nel quale Mueller non esonera Trump, chiederemo al ministro della Giustizia di testimoniare davanti alla commissione giudiziaria della Camera”, ha affermato il presidente della commissione giudiziaria della Camera, il deputato dem Jerrold Nadler.

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