“Forse servono persone più forti in Giunta e in Consiglio, ma non solo”. È da poco stata resa pubblica la notizia dell’indagine a carico dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia – indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio dell’As Roma – e Andrea Coia, uno dei consiglieri più in vista della maggioranza pentastellata a Roma, risponde così, sconsolato, a chi gli chiede un parere sulla possibilità (in astratto) che Virginia Raggi provveda all’azzeramento della Giunta. Il presidente della Commissione Commercio ritratterà, due ore dopo, dicendo che “si riferiva alle forze dell’ordine”. Ma la frase è chiara, e sintomatica dell’umore generale che si respira nel day-after del terremoto che ha investito il Campidoglio dopo l’arresto da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Marcello De Vito, potente presidente dell’Assemblea Capitolina.

FRONGIA SI AUTOSOSPENDE: “RIMETTO LE DELEGE” – Cui è seguita, oggi, la “scossa” derivante dall’indagine a carico di Frongia, ex vicesindaco ed elemento molto più vicino a Virginia Raggi rispetto a quanto lo sia mai stato ‘mister preferenze’. L’assessore, consigliato dai vertici nazionali del Movimento, in serata ha deciso di autosospendersi dal partito e rimettere le proprie deleghe a Virginia Raggi. Delle “pre-dimissioni” in piena regola, in attesa che si verifichino, eventualmente, le informazioni “assunte personalmente dalla Procura – spiegano gli avvocati Mancori e Fasoli – circa la posizione del nostro assistito che sarà definita a breve con una richiesta d’archiviazione”. Che a quel punto farebbe rientrare la mini-crisi. Qualcuno dice che il proscioglimento possa arrivare già la prossima settimana. L’iter è lo stesso invocato da alcuni consiglieri e portato avanti dal capogruppo Paolo Ferrara nel giugno 2018, quando il consigliere ricevette l’avviso di garanzia lo stesso giorno in cui vennero arrestati, fra gli altri, il costruttore Luca Parnasi e il facilitatore Luca Lanzalone. Ferrara, va detto, è rientrato ufficialmente nel M5S prima che gli venisse notificato il decreto di archiviazione. La necessità di questa mossa, tutta comunicativa, è arrivata anche vista la quantità di insulti giunti sulla pagina Facebook dell’assessore. Virginia Raggi, dal canto suo, durante la riunione di maggioranza tenuta ieri sera ha invitato tutti alla “calma” chiedendo di non “perdere la testa e lasciarsi travolgere da questo trambusto”, come affermato dalla consigliera Giuliana Paciocco.

FRONGIA A ILFATTO.IT: “DISSI CHE DELIBERA EX FIERA ERA IRREMOVIBILE” – L’indagine a carico di Frongia, come spiegato da IlFattoQuotidiano.it non è direttamente collegata all’inchiesta “Congiunzione astrale” che ha portato De Vito in manette. Dunque, politicamente, potrebbe essere gestibile dalla sindaca. Ma ci sono quelle nuove intercettazioni sul progetto di un palabasket all’Ex Fiera di Roma – per il quale nel maggio 2018 De Vito dice a Parnasi: “Mo’ riparla con Frongia” e lui “io c’ho un buon rapporto” – che spaventano un po’ tutti. Il costruttore millantava o effettivamente parlava con Frongia? E in che termini? “Quel progetto non l’ho mai preso in considerazione – dice l’assessore a IlFattoQuotidiano.it – perché lì già esisteva già una delibera nostra (la 10/2016 proposta dall’ex assessore Berdini) e non c’era alcuno sviluppo possibile per lo sport. Chiudemmo subito il caso”. L’unico progetto per il basket messo realmente in campo dal Campidoglio, nel corso di questi tre anni, è stato il restyling del Pala Tiziano, storica casa della Virtus Roma, per il quale sono stati stanziati 3 milioni di euro ma i cui lavori non sono ancora partiti.

I CONSIGLIERI: “AVANTI CON LO STADIO. CHI VOTA CONTRO È FUORI” – Nonostante l’ulteriore scossone, la speranza di tutti in Campidoglio è che, se non vi saranno ulteriori sorprese dall’inchiesta portata avanti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, il terremoto politico possa rientrare. Almeno sul fronte della tenuta della Giunta. Raggi ieri mattina ha inviato le prime lettere riservate per dare vita alla due diligence sugli atti “toccati” da Marcello De Vito. Si comincia dagli ex Mercati Generali e si continuerà anche fuori dall’alveo delle indagini, come il progetto Fabbrica Roma, che raduna le principali categorie cittadine e che avrebbe dovuto sostituire il famoso “Tavolo per Roma” messo in piedi dall’ex ministro Carlo Calenda. Poi c’e’ la questione stadio dell’As Roma. “La nuova inchiesta non c’entra nulla con il dossier stadio, la situazione è identica a quella di due giorni fa”, tuona il capogruppo Giuliano Pacetti, spalleggiato dal collega Pietro Calabrese: “Se qualcuno avrà paura o avanzerà dubbi? Dovreste sapere che nel M5S le decisioni si prendono a maggioranza e poi si vota tutti compatti”. Dunque, sulla variante urbanistica al Piano Regolatore, indispensabile per la prosecuzione dell’iter, il cui arrivo in Assemblea Capitolina era previsto per la primavera inoltrata, “non è in discussione”. Almeno per ora. Ma se qualcuno dovesse votare in maniera contraria? “Se ne prenderà le responsabilità politiche”, azzarda Andrea Coia. Tradotto: chi vota contro, è fuori.

ASSEMBLEA CAPITOLINA E IL DOPO DE VITO – Intanto, in Consiglio comunale si lavora per il dopo De Vito. La maggioranza pentastellata ha già designato Enrico Stefano nuovo presidente d’Aula. Il presidente della Commissione Trasporti con il pallino della Metro C è attualmente il reggente, ma verrà eletto secondo prassi alla prima Assise utile, non prima della storica visita in Campidoglio di Papa Francesco in programma martedì mattina. Dunque, se ne parlerà (forse) fra una settimana. Al posto di Marcello De Vito, sospeso ufficialmente dal Prefetto di Roma, dovrà entrare la prima dei non eletti, Concetta Caruso, ex assessore del Municipio XI prima di dimettersi “per motivi di salute”. Lei però, pare non volerne sapere: “Se mi chiamate ancora vi denuncio! Sono una libera cittadina! – dice, impaurita a IlFattoQuotidiano.it – non ho ricevuto alcuna proposta. Non mi possono obbligare”. Se Caruso, come sembra, rifiuterà l’elezione, con la già dichiarata autoesclusione del deputato Francesco Silvestri, toccherà all’architetto Carlo Maria Chiossi, organico al M5S: “Avevo dato disponibilità per le Europee – rivela – ma a questo punto andrò in Assemblea Capitolina. Anche se non è il momento migliore”.

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