Diciamo Smart City e subito pensiamo a città intelligenti in cui dilagano soluzioni innovative per spostarsi: car, moto e bike sharing a palla, mezzi pubblici a iosa; guida autonoma di massa; parcheggi digitalizzati. Città, insomma, dove la rivoluzione nei trasporti sta vincendo in grande stile. E invece, sbagliamo. Siamo troppo “autocentrici”, probabilmente. Infatti, secondo l’indice di Roland Berger – colosso internazionale della consulenza strategica e presente in 34 Paesi e con 2.400 addetti – che ha presentato a Milano uno studio intitolato “Smart City Strategy Index”, per valutare quanto sia intelligente una città, la Smart Mobility pesa solo per l’8,3%. Tanto quanto pesano la Smart Education, la Smart Energy, la Smart Health etc etc.

Il punteggio assegnato alle città si basa su due indicatori: il grado di implementazione delle tecnologie Smart City in sei macro-aree (ulteriormente segmentate in una trentina di sottocriteri, tra cui la Smart Mobility, appunto) e il livello di pianificazione strategica delle varie iniziative da porre in essere per rendere sempre più intelligente una città.

Stando a questi complicati meccanismi di analisi, “al mondo ci sono 153 città dotate di una chiara strategia sul fronte Smart City”, sostiene Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger. E nonostante il numero sia notevolmente aumentato rispetto allo studio precedente, pubblicato nel 2017, passando da 87 a 153, nel gruppone delle virtuose non ce n’è neppure una italiana. Milano è la più smart a livello tricolore, ma siccome il complesso studio sugli ecosistemi che danno vita a una città intelligente si basa esclusivamente su deliberazioni già prese a livello ufficiale, la capitale della Lombardia in classifica non può entrare. Perché fa parecchie cose ma non le codifica secondo gli standard presi in esame da Roland Berger. Peccato. Speriamo che tra due anni la comunicazione meneghina faccia gli stessi passi avanti compiuti, ad esempio, con un sistema sempre più utilizzato di condivisione di macchine, moto, scooter e bici.

Tornando a chi in graduatoria invece c’è, lo studio di RB conferma la leadership di Vienna, che si merita 74 punti (il massimo ottenibile è 100), seguita da Londra e dalla canadese Saint Albert, una cittadina dell’Alberta con meno di centomila abitanti che, onestamente, non avevo mai sentito nominare. Il salto in avanti, Saint Albert peraltro l’ha fatto proprio grazie ai progressi ottenuti nel campo della mobilità. Un’altra città non esattamente notissima che troviamo nelle posizioni più prestigiose è l’indiana Davanagere: sta nello Stato del Karnataka, si trova a metà strada tra Goa e Bangalore e di abitanti ne ha quasi mezzo milione.

Delle 153 città top della classifica Roland Berger, soltanto 15 si guadagnano almeno 60 punti in pagella, che è l’asticella da superare – ritengono gli esperti della società di consulenza tedesca – “per indicare che esiste un programma attuativo in essere”. Una gustosa curiosità riguarda Ingolstadt, località bavarese non distante da Monaco e famosa per essere la città dell’Audi, che è risultata decisamente all’avanguardia sul tema dell’Urban Air Mobility.

E già, perché le città del futuro saranno talmente intelligenti da usare i droni per il trasporto passeggeri, soprattutto come taxi o shuttle tra un aeroporto e l’altro, per esempio. Le stime di Roland Berger dicono che, a livello mondiale, entro il 2050 circa 100 mila persone all’anno utilizzeranno la mobilità urbana aerea. (vedi tabella/slide 16). Proprio così, voleranno, anziché viaggiare su mezzi dotati di ruote. E senza pilota. Di sicuro, al momento di pagare non ci saranno discussioni sulla rotta seguita.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Tesla Model Y, al debutto il crossover basato sulla piattaforma della “3”

prev
Articolo Successivo

Guida autonoma, via libera dal ministero dei Trasporti per i test su strada

next