Tra i corridoi di Palazzo Panciatichi, sede della Regione Toscana, ormai lo hanno ribattezzato “il paradosso del centrodestra”. Che, spiegato, significa: nel momento in cui il centrodestra toscano rischia di fare il pieno alle amministrative di maggio vincendo anche a Firenze, Prato e Livorno, si spacca sui candidati. Da mesi infatti i vertici regionali dei tre partiti della coalizione – Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – discutono e litigano sulle candidature nelle città che andranno al voto. La Lega guidata dalla commissaria Susanna Ceccardi vorrebbe presentare candidati propri mente Fi e Fdi non ci stanno e per non rompere la coalizione chiedono che la scelta sia almeno condivisa. “A due mesi dalle elezioni siamo ancora allo stallo più totale – conferma una fonte vicina alla trattativa a ilfattoquotidiano.it – ma così rischiamo di dare un vantaggio enorme ai nostri avversari che possono dettare l’agenda della campagna elettorale”. Dopo diversi ultimatum, minacce di rottura e mancati accordi, la trattativa è stata spostata a livello nazionale: venerdì a Roma si incontreranno Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni e dovranno trovare la soluzione al rebus delle candidature toscane.

A Firenze il manager che non convince
Il primo scoglio rimane quello di Firenze, capoluogo rimasto negli ultimi anni una delle ultime isole felici del centrosinistra in Toscana. Dopo cinque anni di mandato il sindaco renziano, Dario Nardella, corre per il bis ma rischia di soccombere ad un ipotetico ballottaggio: alla fine della scorsa settimana, a Palazzo Vecchio circolava un sondaggio che dava Nardella al 42 per cento e Ubaldo Bocci, candidato ufficioso del centrodestra, al 38. E il doppio turno, da queste parti, è molto temuto dal Pd: come spesso è accaduto, tutte le forze contrarie al renzismo potrebbero coalizzarsi sotto un’unica bandiera. Se il Movimento 5 Stelle fiorentino al momento non è pervenuto, il centrodestra però non riesce a trovare un candidato spendibile: per mesi si è parlato della possibile corsa della costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni ma dopo il suo diniego la sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, ha deciso di puntare sul manager cattolico Ubaldo Bocci.

Quest’ultimo non è un leghista in pieno stile ma un imprenditore di successo: manager di Azimut (società che si occupa di consulenza patrimoniale) e presidente della Fondazione nazionale Unitalsi (l’Unione che trasporta gli ammalati a Lourdes e nei santuari internazionali), Bocci può contare sulla vicinanza al mondo cattolico da sempre molto influente a Firenze e proprio per questo ha delle serie chance di arrivare al ballottaggio. Problema: Fratelli d’Italia a fine gennaio aveva lanciato il consigliere regionale, Paolo Marcheschi, che da più di un mese sta girando i quartieri della città in piena campagna elettorale. Fino ad oggi, infatti, l’unico veto su Bocci rimane quello della base elettorale: nelle chat di Lega e FdI in molti lamentano il fatto che il manager sia “troppo moderato” e non un leghista duro e puro. “Il candidato qui sarà uno dei due: o Bocci o Marcheschi – spiegano nel centrodestra – non si torna più indietro”. A Firenze, comunque, tutta la campagna elettorale si giocherà su due temi principali: la sicurezza nel centro storico e la revisione della ztl già paventata dal centrodestra per recuperare i voti dei commercianti.

Livorno e i due candidati contro
Le sconfitte del centrosinistra a Livorno, Grosseto, Carrara e infine Pisa, Massa e Siena hanno dimostrato come centrodestra e M5s in Toscana vadano più forti nelle zone dove la crisi economica e sociale si è fatta sentire di più negli ultimi anni. Per il centrodestra appaiono quindi più abbordabili le sfide di Livorno, conquistata dal Movimento 5 Stelle nel 2014 dopo 70 anni di governi rossi, e Prato, già vinta dai moderati nel 2009 e poi ripresa dal dem Matteo Biffoni cinque anni fa. Se a Prato sembra ormai scontata la candidatura del funzionario di Confcommercio espresso dal Carroccio, Daniele Spada, è a Livorno invece che si sta consumando vero scontro interno al centrodestra: la Lega ha lanciato la manager Giulia Pacciardi a cui è stato opposto Andrea Romiti (un ispettore di polizia) dal partito di Giorgia Meloni. E, al momento, nessuno dei due sembra fare un passo indietro. “C’è molta perplessità sulla figura di Pacciardi – racconta un esponente di alto livello del centrodestra toscano – perché in città non la conosce nessuno: è una brava persona ma non si capisce perché dovremmo vincere contro i 5 Stelle con una candidatura del genere”. A Livorno la corsa è a tre e per oggi partono tutti da una situazione di parità: il Movimento 5 Stelle candida la vicesindaca Stella Sorgente dopo la rinuncia di Filippo Nogarin (che si candida alle primarie per le Europee) mentre il Pd proverà a riconquistare la ex roccaforte rossa con Luca Salvetti, giornalista della tv della città, Telegranducato. Anche qui, come nel 2014, il ballottaggio sarà decisivo.

“Aspettiamo i vertici nazionali” 
Nonostante lo stallo e i continui veti incrociati, i vertici toscani del centrodestra continuano ad ostentare tranquillità: “Siamo in una fase di normale dialettica politica – dice al fatto.it il deputato di FdI, Giovanni Donzelli – e voglio ricordare a tutti che un anno fa, prima delle elezioni di Pisa, Massa e Siena, annunciammo le candidature solo ad aprile. E abbiamo vinto in tutte e tre. Detto ciò, aspettiamo il tavolo nazionale e abbiamo molta fiducia nei nostri tre leader, Salvini, Berlusconi e Meloni che bene o male sono sempre riusciti a trovare una soluzione vincente”. Nel frattempo, la commissaria regionale della Lega Ceccardi lancia un appello agli alleati: “Governiamo insieme in molte città, facendo cose buone per i cittadini – ha detto durante un evento pubblico alcuni giorni fa – e vorrei che questo avvenisse anche a Firenze, Prato e Livorno, con lo stesso schema con cui abbiamo sempre vinto”. Alleati permettendo.

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