“Se il no alla Tav vale la tenuta del governo? Concentriamoci sui 45mila che hanno presentato la domanda per il reddito di cittadinanza, un numero al di sopra delle aspettative anche giornaliere”. Così ha tagliato corto Luigi Di Maio, uscendo da Montecitorio per raggiungere il vertice di maggioranza sulla Tav a Palazzo Chigi con l’altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, e con la presenza pure dei tecnici. Nessun passo indietro per il leader leghista sull’opera: “La nostra posizione è chiara, i miei mi confermano che costa di più non farla che farla”, ha rivendicato prima di entrare per il vertice.
Salvini aveva riunito prima del vertice sottosegretari e tecnici al Viminale. Dall’incontro, al quale hanno partecipato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi e il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, sarebbe arrivato anche il via libera “alla via parlamentare o alla consultazione dei cittadini per una soluzione positiva per il Paese”, hanno spiegato dallo staff del Carroccio.
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