La rotta balcanica dei migranti non si è mai chiusa. Lo raccontano le decine di mucchietti di vestiti, zaini, spazzolini da denti che si ritrovano ogni giorno nella Val Rosandra, la riserva naturale sul Carso al confine tra Slovenia e Italia. A pochi minuti di macchina da Trieste. “Da luglio ad oggi in questi sentieri abbiamo trovato resti di persone migranti che hanno lasciato i vestiti per cambiarsi – racconta Lucio Ulian, del Corpo Forestale Regionale del Friuli Venezia Giulia – si trovano sacchi a pelo, zaini e tutto l’occorrente per lavarsi. A volte li abbiamo incontrati, anche gruppi di decine di persone”.

Il confine ad est è sempre stato estremamente permeabile, la montagna è dolce e i sentieri facili. Da sempre è un luogo di passaggio.“Nel Carso ci sono decine di sentieri che dalla Slovenia portano in Italia e tutte queste zone sono zone di passaggio di migranti”. Spiega Ulian.
Se l’emergenza della rotta Balcanica finì ufficialmente nel 2016 con l’accordo con la Turchia, le frontiere non sono mai state impermeabili e da un anno con la diminuzione degli arrivi via mare, dal confine est sono tornati ad aumentare gli arrivi.

“Ogni mattina ci sono questi ragazzi penso afghani o pakistani dai lineamenti – dice Paolo un abitante di Draga Sant’Elia paese a trecento metri dal confine sloveno – che con gli zainetti si guardano intorno e cercano la via per il centro della città. Quest’anno se ne vedono un po’ di più, prima passavano solo di notte ora si vedono anche la mattina o in pieno giorno”.

Il Friuli Venezia Giulia ospita circa 4000 richiedenti asilo e sono soprattutto dal Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, Iraq. A Trieste sono 1200 quasi tutti in piccoli appartamenti “Abbiamo inventato noi negli anni novanta quello che poi è diventato il sistema Sprar” racconta Gianfranco Schiavone dell’ICS, Consorzio Italiano Solidarietà, che insieme a Caritas gestisce la maggior parte dei posti sprar in città. Inoltre proprio al posto di confine con la Slovenia a Fernetti hanno aperto un luogo più grande, un CAS “Ma con livelli di accoglienza molto alti – assicura Schiavone – lo abbiamo chiamato Casa Malala in omaggio a Malala la bambina pakistana simbolo della lotta contro l’oscurantismo dei talebani. Casa Malala accoglie 95 persone nel loro primo periodo di permanenza in Italia”.

“Gli arrivi non sono mai cessati nel 2018 abbiamo avuto una media di arrivi di 10 persone al giorno – conclude il direttore di ICS – Sono diminuiti in questo momento per l’inverno ma è molto semplice immaginare che in primavera si numeri aumenteranno di nuovo”.