Mct promette senza partecipare e il ministro Danilo Toninelli, a distanza, manda un ultimatum, il secondo in due mesi. Se verranno rispettati gli impegni, però, il risultato più importante raggiunto durante il vertice, tenuto a Roma negli uffici del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, è la sospensione della procedura di licenziamento per gli oltre 500 lavoratori del porto di Gioia Tauro. Posti di lavoro salvi, al momento, e investimenti per 120 milioni di euro che la società che gestisce lo scalo più importante del Mediterraneo dovrà realizzare per portare la capacità operativa del porto a 4 milioni di teus (dagli attuali 2,4), l’unità di misura dei containers.

Nelle ultime settimane il Tribunale del lavoro Palmi ha annullato la maggior parte dei 377 licenziamenti che Medcenter Container Terminal aveva disposto nel 2016 quando i due soci al 50% di Mct (Msc e Consthip) avevano firmato un accordo con il Mit e con i sindacati che prevedeva la nascita di un “Agenzia per il lavoro portuale” (poi rivelatasi una sorta di ammortizzatore sociale per i licenziati a carico dello Stato) e una serie di investimenti per rilanciare il porto di Gioia Tauro. Investimenti che non sono mai arrivati provocando una crisi che già nel 2017 ha registrato l’11% in meno nella movimentazione dei container rispetto al 2016. Il 2018 è andato anche peggio. Volumi di traffico e investimenti volatilizzati.

Il tutto mentre Msc ha spostato il traffico altrove e mentre il gruppo Eurogate, azionista di maggioranza di Contship Italia, da mesi investe in altri porti come quello di Limassol, a Cipro, dove ha speso 200 milioni di euro per due gru gigantesche alte 90 metri e in grado di lavorare da 45 a 50 teus all’ora. E intanto a Gioia Tauro le gru cadono a pezzi e i carrelli che servono per spostare i container scricchiolano. Ormai è chiaro che, dietro la crisi del porto calabrese, c’è uno scontro tra i due soci di Mct (Msc e Contship) il cui costo lo stanno pagando i lavoratori che rischiano il licenziamento giustificato dall’azienda con il calo di volumi di traffico.

Trecento portuali martedì si sono riuniti in un sit-in assieme a molti sindaci della Piana di Gioia Tauro. I vertici di Medcenter, invece, non hanno partecipato all’incontro indetto al ministero dei Trasporti che però, il giorno prima, in un pre-vertice romano sarebbe riuscito a confrontarsi con la Msc. La società di Gianluigi Aponte avrebbe fatto sapere cosa intende fare con i 120 milioni di euro che dovrà investire sul porto di Gioia Tauro.

Promesse non formalizzate dall’altro socio di Mct. Contship, infatti, ha disertato tutti gli incontri organizzati dal prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari. Compreso quello di martedì con il ministro Toninelli il quale, dopo l’ultimatum del 18 dicembre, ha concesso alla società terminalista altri 60 giorni di tempo per attuare gli impegni. Se non verranno rispettati, l’esponente del governo Conte ha annunciato il ritiro della concessione.

L’agitazione dei lavoratori e delle loro famiglie, comunque, continua. La paura è che siamo alle solite promesse per prendere tempo. Per la Uiltrasporti Porti sul piatto ci sono promesse generiche. Secondo il segretario territoriale Domenico Lombardo, infatti, “Mct non ha fornito dettagli in merito alla volontà di non procedere con i licenziamenti. Continueremo la protesta fino a quando non ne sapremo di più”.

Rincara la dose la Cgil che, attraverso il vicesegretario generale Vincenzo Colla e il segretario nazionale Filt Natale Colombo secondo cui “per i lavoratori del porto di Gioia Tauro dobbiamo andare oltre gli impegni e abbiamo bisogno di certezze”. “Le affermazioni e gli intendimenti del ministro Toninelli, seppur rassicuranti – aggiungono Colla e Colombo – vanno sostenuti da atti formali ed azioni concrete sia sulla salvaguardia dei livelli occupazionali che sugli investimenti annunciati da Msc, azionista del terminalista Mct”.

Per la Cgil lo stop allo sciopero passa necessariamente da una formale smentita, da parte di Mct, circa “l’intenzione di voler aprire una procedura di licenziamento collettivo”. Ancora più duro il coordinamento portuali del Sul per il quale l’assenza di Mct al tavolo di Toninelli dimostra che l’azienda ha preso “la strada del non dialogo”. Tuttavia, il Sul si augura che “il buon senso di tutti gli attori prevalga e che si ricominci a parlare di futuro lavorativo, di rilancio e, viste le potenzialità dell’area, di nuove assunzioni”.