di Marta Coccoluto

Il viaggio è sentirsi a casa cambiando posto, per tornare a casa e sentirsi cambiati. Recita così un aforisma che sembra parlare non più solo ai (veri) viaggiatori, ma anche ai (famigerati) turisti. Statici e abitudinari, un tempo i turisti chiedevano vacanze in contesti eccezionali, dove ripetere i rassicuranti riti e trovare gli stessi servizi lasciati a casa. Oggi gli esperti del settore parlano di turismo trasformazionale, l’ultima evoluzione del viaggio esperienziale: i turisti, come i viaggiatori, sono alla ricerca di momenti in grado di “trasformarli”. Vogliono vivere esperienze autentiche, genuine, in perfetta armonia con la natura e legate alla storia del luogo visitato, ma non si accontentano più solo di “sperimentare” una destinazione: vogliono “testare” una parte diversa di loro stessi.

È un approccio più interiore e carico di aspettative: anche i turisti, quando riapriranno la porta di casa, non vogliono sentirsi più quelli di prima. Vogliono che il viaggio insegni loro a fare qualcosa, che li aiuti a rivedere le proprie convinzioni, a ribaltare i propri pregiudizi, a scoprire qualcosa di sé attraverso il rapporto con l’altrove. Al viaggio chiedono di cambiarli, portando qualcosa di nuovo e di inedito nella loro vita.

I giorni di vacanza diventano così l’occasione per dedicarsi allo sviluppo personale, all’autorifessione, al miglioramento di sé. Secondo i dati del rapporto Turismo in Italia: il futuro è digitale dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo, della School of Management del Politecnico di Milano, le attività esperienziali costituiscono in diversi casi la motivazione stessa che spinge il turista italiano a viaggiare e costituiscono in media il 26% del budget per la vacanza, superando il 31% in caso di weekend e vacanze brevi.

I prodotti esperienziali devono essere coinvolgenti, solidi, memorabili e soprattutto “disponibili” ben prima di arrivare a destinazione. Se consideriamo che il turista “non digitale” è ormai in via di estinzione – solo il 2% degli italiani tra i 18 e i 75 anni non ha usato Internet per nessuna attività relativa alla sua ultima vacanza (dati Osservatorio innovazione digitale) – è chiaro che il viaggio inizia sul web. L’attrattività di una destinazione, di un territorio, passa dalla sua capacità di raccontare e di promuovere le esperienze che offre con il linguaggio e gli strumenti digitali.

Per questo l’industria del turismo e dell’ospitalità è alla costante ricerca di figure professionali in grado di raccontare e condividere sul web storie che sappiano emozionare, coinvolgere e attrarre viaggiatori, proponendo esperienze autentiche, intime, personalizzate.

“L’interesse si sta sempre più spostando dalle cose alle persone: i turisti non vogliono incontrare le mete, vogliono incontrare le persone. Per i viaggiatori di oggi i monumenti sono importanti, ma lo sono di più gli incontri e le esperienze che riescono ad arricchirli interiormente, a trasformarli”, dice Giancarlo Dall’Ara, consulente di marketing turistico e presidente dell’Associazione nazionale degli alberghi diffusi, che ha coniato il termine “narratore di luoghi”, “la figura chiave per tessere un rapporto autentico con il turista e per raccontargli il territorio, mettendone in luce la storia e le opportunità, ma anche e soprattutto le emozioni e i valori”, prosegue Dall’Ara.

E online? La figura chiave è il travel storyteller, un professionista che sappia creare una narrazione intorno a un territorio o a una destinazione turistica, producendo contenuti di valore che le persone vogliano leggere, guardare, commentare e condividere. Contenuti realmente utili, che restano per lungo tempo nei canali di comunicazione online della struttura turistica, dell’azienda o dell’ente turistico che l’ha commissionata.

Una professione che certamente si può imparare – ad esempio alla Home 4 Creativity, dove a maggio si terrà un Workation Camp proprio per diventare travel storyteller – con alla base una buona capacità di scrittura e una predilezione per il viaggio, da combinare con le opportune conoscenze sulle regole di comunicazione online. Nuove professioni, ma anche nuove possibilità per i territori: l’Italia è un immenso deposito di storie da raccontare, di tradizioni da sperimentare, di artigianalità da imparare, di itinerari emotivi. Di unicità che devono e possono diventare proposte turistiche.