Oggi le librerie chiudono continuamente. Una dopo l’altra. Soprattutto quelle indipendenti, quelle piccole, di qualità. Si legge di meno, è vero, ma è anche vero che le librerie si stanno trasformando sempre di più in supermarket del libro dove i librai sono scomparsi per far posto a commessi che non conoscono i volumi, ma sanno solo indicare scaffali. In questo settore difficile e oggi abbastanza deprimente ci sono delle eccezioni e io voglio raccontarvene una. Voglio raccontarvi la storia di una libreria magica del cunese, in particolare della città di Alba.

Alba: la città di Fenoglio e dei partigiani. Una città vivissima culturalmente parlando, con un gran numero di librerie rispetto ai suoi abitanti. Un’anomalia italiana felice. Passeggiando per le vie di questa splendida cittadina, ad un passo dalle langhe e dal buon vino, si ha la possibilità di scegliere, non solo libri, ma librai. Io vi parlo di un libraio che andrebbe protetto perché rappresenta una categoria in via d’estinzione. Vi parlo di Carlo Borgogno della Libreria Milton di Alba. Carlo ha scelto questo nome per la sua libreria partendo da una frase proprio di Fenoglio:

“E qui potrò tornare?”
“Lo dovrai”.
“Quando?”
“Fra una settimana esatta”.
Il futuro Milton brancolò di fronte all’enormità, all’invalicabilità di tutto quel tempo.

Carlo ha scelto questo nome con la speranza di suscitare nel lettore la voglia di tornare e di passare del tempo all’interno delle mura della libreria. Bisognerebbe pagare per entrare nella Libreria Milton, un po’ come succede per la più famosa libreria di Oporto. Parlo di un biglietto, un ticket per una macchina del tempo, per entrare in un’atmosfera dimenticata. Io quando ci sono entrato per la prima volta mi sono sentito nel cartoon La Bella e la Bestia. Libri dovunque, libri che diventano arredamento, libri nuovi e libri usati. Libri senza distinzione d’età, perché alla fine i libri sono libri, qualsiasi sia il loro stato. Ciò che conta sono le storie e le storie non invecchiano mai. La Milton è in piedi da 10 anni, sulla sua porta campeggia la scritta “l’uscita è libera, l’entrata è liberatoria”.

Perché la libreria è un luogo di pace dell’anima. Carlo dirige la libreria insieme alla sua compagna Serena. Ho sbagliato, Carlo non dirige, Carlo non è un manager, Carlo non è un direttore. So tutto quello che Carlo non è. Carlo è semplicemente un libraio con la L maiuscola. Uno che conosce i libri che propone. Carlo è un libraio perché consiglia, conosce i propri lettori, li studia, li classifica. Carlo parla con i lettori, li fa sentire a casa. Carlo non è il tipo che se ne sta dietro un pc e ti indica lo scaffale, Carlo è presente. Ultimamente ho visto che su facebook proponeva un romanzo del 1985 ambientato in Alabama, perché lo ripeto le storie non invecchiano, invecchia la carta e un buon libraio ha il dovere di far andare il lettore oltre il giallo della carta.

La libreria nasconde un cortile interno, un nascondiglio di mattoni rossi, piccolo ma speciale. Una saletta che per tetto ha il cielo, ideale per presentare i libri d’estate. Un unicum, a metà tra le harrypottiane atmosfere e i muri di fucilazione della seconda guerra mondiale. La Libreria Milton è una delle mattatrice dell’eccezionale iniziativa promossa dal comune di Alba “La Notte Bianca delle Librerie” e delle Jam Session Letterarie realizzate in collaborazione con l’agriturismo Il Convivio di Ricca d’Alba. Tanti eventi, tanta gente, tanti libri. Carlo sostiene molto gli editori indipendenti, non relegandoli a polverosi scaffali di seconda mano, ma promuovendoli attraverso presentazioni, attraverso l’acquisto diretto (no contovendita) di decine di copie. Assumendosi il rischio d’impresa insieme all’editore. Credo che la Libreria Milton di Alba sia uno di quei posti dove la letteratura italiana possa ripartire. Perché oggi nelle librerie i libri ci sono, anche i caffè, anche gli scaffali, anche i bestseller, anche i piccoli editori, alcune volte mancano semplicemente i librai, ma alla Milton no.

Foto tratta dalla pagina Facebook della Libreria Milton