Un’altra vittima nella tendopoli di San Ferdinando dove vivono quasi 2mila migranti stagionali venuti in Calabria per la raccolta delle arance. Stanotte l’ennesimo incendio ha interessato il ghetto ed è morto un senegalese di 28 anni: si chiamava Al Ba Moussa, ma si faceva chiamare con un nome italiano, Aldo. Un’altra tragedia nell’inferno che la politica ignora da anni, nonostante rassicurazioni e promesse. Aldo è il secondo morto nel giro di due mesi nella baraccopoli calabrese. Così, ora, nel comitato per l’ordine pubblico convocato in mattinata dal prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari, si è deciso un piano per trasferire i migranti “nel breve periodo e previe le necessarie verifiche di legge”. Un’operazione che sarà possibile, spiega la prefettura, grazie alle forme di accoglienza diffusa “per le quali la Regione ha manifestato disponibilità a contribuire con strumenti che incentivino le locazioni”. Una linea confermata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Sgombereremo la baraccopoli di San Ferdinando. L’avevamo promesso e lo faremo, illegalità e degrado provocano tragedie come quella di poche ore fa (un incendio con una vittima). Per gli extracomunitari di San Ferdinando con protezione internazionale, avevamo messo a disposizione 133 posti nei progetti Sprar. Hanno aderito solo in otto (otto!), tutti del Mali. E anche gli altri immigrati, che pure potevano accedere ai Cara o ai Cas, hanno preferito rimanere nella baraccopoli. Basta abusi e illegalità”.

Il ministro lo dice da quasi un anno. Il 27 gennaio un incendio aveva mandato in cenere 200 tra tende e baracche portandosi via la vita di una 26enne nigeriana, Becky Moses. Il 17 marzo, meno di due settimane dopo le elezioni politiche, Salvini era andato a Rosarno per ringraziare gli “amici calabresi” di averlo eletto e aveva parlato di San Ferdinando: “Rosarno è il luogo dove noi vogliamo costruire legalità, lavoro stabile”, aveva detto. “In un Paese civile non può esistere una baraccopoli come quella“, aveva aggiunto.

Nella nota della prefettura, viene ricordato come, in più occasioni, “la Regione Calabria ha manifestato la disponibilità a contribuire alla soluzione del problema con strumenti che incentivino le locazioni, come la creazione di un apposito Fondo di garanzia per i proprietari che concedono un immobile in locazione, nonché l’investimento di risorse finanziarie per l’eventuale ristrutturazione di beni confiscati o del patrimonio pubblico”. Nelle scorse settimane, inoltre, in occasione della visita del sindaco sospeso di Riace, Mimmo Lucano, e di padre Alex Zanotelli all’interno della baraccopoli, si è costituito un comitato spontaneo e informale per il riutilizzo delle decine di migliaia di case vuote della Piana di Gioia Tauro.

Nell’ennesimo rogo di San Ferdinando sono andate distrutte 15 baracche. Le fiamme sono partite probabilmente da un braciere improvvisato che i migranti hanno acceso per scaldarsi. Nella tendopoli, che si trova nell’area industriale alle spalle del porto di Gioia Tauro, non c’è acqua né luce e i fuochi sono l’unico sistema che i migranti utilizzano per cucinare, riscaldare l’acqua e non morire di freddo. L’incendio scoppiato nella notte si è sviluppato all’ingresso del campo, vicino alla strada. Le baracche sono state inghiottite dalle fiamme in pochi minuti mentre i migranti cercavano di domare l’incendio con dei secchi, in attesa dell’arrivo dei vigili del fuoco.

Inizialmente sembrava che le vittime fossero tre. Poi, però, quando il fuoco è stato spento ci si è accorti che all’appello mancava Aldo. Il suo corpo è stato trovato all’interno della baracca in cui abitava. Probabilmente le fiamme lo hanno colto nel sonno, così come a inizio dicembre è accaduto a Suruwa Jaithe, un ragazzo di 18 anni del Gambia. Aldo come Suruwa, ma anche come la giovane nigeriana Becky Moses e tanti altri che, in questi anni, non sarebbero morti se le istituzioni e la politica avessero trovato una soluzione alternativa alla baraccopoli in cui sono costretti a vivere.

“Ancora fiamme, ancora morte… ancora una volta l’ennesima tragedia annunciata”. È lo sfogo di Celeste Logiacco responsabile della Flai-Cgil che da anni si batte per il miglioramento delle condizioni di vita dei migranti. “I quindici migranti rimasti senza un tetto – comunica il prefetto Michele Di Bari –  sono stati prontamente ricoverati presso la nuova tendopoli gestita dal Comune di San Ferdinando, e grazie all’intervento immediato dei vigili del fuoco, il cui presidio è all’esterno del campo, e delle forze dell’ordine è stato possibile contenere ulteriori, gravi effetti”.