“L’ennesima tragedia annunciata”. “Un omicidio di Stato”. Così i sindacati commentano la morte di Al Ba Moussa, il giovane senegalese di 28 anni che si faceva chiamare “Aldo” e che è morto stanotte alla baraccopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria. È il terzo rogo in meno di due mesi e il secondo morto carbonizzato a causa dei bracieri improvvisati che i migranti stagionali accendono per il freddo all’interno della baraccopoli diventata il simbolo delle istituzioni che non riescono a trovare una soluzione alternativa all’inferno di San Ferdinando.
Stamattina era tutto un cumulo di macerie attorno alle quali migranti e sindacati si sono riuniti. “Ci hanno fatto tante promesse, – racconta Jacob che oggi lavora per la Flai-Cgil – abbiamo fatto tanti scioperi. La nostra parte l’abbiamo fatta. Ma come abbiamo visto rimane tutto così. Per noi non ci sono problemi ad andare via. Ma devono dirci dove vengono trasferiti i migranti”. Per la sua collega Celeste Logiacco “è una situazione che non è più accettabile. Lo abbiamo detto più volte”.

In mattinata il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato che sgombererà la baraccopoli: “Se non ci sono soluzioni alternative – aggiunge Logiacco – il rischio è che non molto lontano da qui nasca un altro ghetto”.

La pensano allo stesso modo in sindacalisti dell’Usb. Secondo Peppe Marra, “Salvini ha twittato in vista della campagna elettorale. Chiaramente l’ipotesi dello sgombero non è accettabile”. Gli fa eco Aurelio Monte, sempre dell’Usb che sulla frase del ministro replica: “Scrivere un comunicato da una scrivania è molto facile. Salvini è venuto qui per fare una passerella. Questo era un omicidio previsto. A Salvini diciamo di venire qui e di confrontarsi con questi lavoratori. Noi come Usb vogliamo sgomberare il campo ma gli si deve dare una casa dignitosa”.
Uno dei migranti si sfoga: “A nessuno piace vivere qui. – dice – Questa non è vita. L’Italia deve prendere una soluzione. Siamo tuti uguali. Non siamo animali, siamo persone come gli italiani”.

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