Dopo giorni di proteste e il fallimento del “tavolo del latte” mercoledì pomeriggio a Cagliari, i pastori sardi si incontreranno oggi alle 15 al Viminale con il vicepremier Matteo Salvini e il ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio. “Sarò al ministero a oltranza per trovare una soluzione con tutte le parti interessate: pastori, imprenditori, consorzi, cooperative, industriali. Conto che si torni alla normalità il prima possibile garantendo chi produce, chi munge. Il latte non può costare 60 centesimi al litro”, ha fatto sapere il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Nelle ultime ore i pastori, tra cui una donna in lacrime che ha detto “gli industriali ci hanno preso in giro proponendoci 65 cent“, non hanno creato disordini, ma sono emerse diverse posizioni e attriti sulla rappresentanza della categoria, soprattutto nelle frange non organizzate, che hanno rifiutato la rappresentanza del Movimento Pastori Sardi. L’assenza di Coldiretti pesa. “Non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”, ha fatto sapere due giorni fa l’organizzazione.

“Riteniamo che l’associazione degli industriali che rappresenta le industrie casearie debba ora rendere pubblico a tutti i pastori della Sardegna la propria proposta contrattuale”: queste le ragioni dell’assenza di Coldiretti al tavolo di  mercoledì sera, ma oggi Battista Cualbu e Luca Saba saranno presenti al Viminale. La Regione sarda, attraverso il presidente Francesco Pigliaru, ha avanzato la proposta di stanziare 10 milioni di euro per ritirare dall’ammasso dai 15 ai 20mila quintali di pecorino romano, e chiede al governo di fare altrettanto, stanziando 20 milioni. Le banche dal canto loro si sono dette disponibili a sostenere la filiera, “ma l’intesa sul prezzo la devono trovare loro“, ha detto il dg del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese, riferendosi a pastori e trasformatori. Intanto, secondo quanto si apprende, le forze dell’ordine stanno iniziando a presentare denunce alla Procure per i blocchi stradali, anche se mantengono un atteggiamento di massima tolleranza possibile. Il pericolo però è che tra i manifestanti si inseriscano balordi e provocatori. Su questo aspetto l’attività di intelligence di Polizia e Carabinieri è al massimo dell’attenzione.

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