“Il percorso verso la verità non lo considero concluso, perché ne manca ancora molta, ma speriamo a piccoli passi di arrivarci” . Con queste parole, Paola Caccia, la figlia del Procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1983, ha commentato la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha confermato la condanna all’ergastolo nei confronti di Rocco Schirripa come esecutore materiale del delitto. Nel corso dei due gradi di giudizio, la famiglia del Procuratore insieme all’avvocato Fabio Repici aveva provato ad allargare il perimetro delle responsabilità e per cercare di fare luce sul contesto nel quale era maturato il delitto. “È un processo minimalista dove la procura milanese ha voluto tenere fuori dal processo un pezzo di verità come se ci fosse un tabù che certe cose debbano rimanere fuori dall’accertamento giudiziario”

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