Il comunicato emesso dal ministero delle Infrastrutture è laconico e non chiarisce il destino delle grandi navi che quotidianamente entrano a Venezia. Ma evidentemente qualcosa si sta muovendo a Roma, dove sul tavolo del ministro Danilo Toninelli giacciono 14 progetti per trovare una soluzione all’invasività dei “bestioni del mare” in un ecosistema delicatissimo com’è la Laguna di Venezia. “Si è tenuto al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un incontro tecnico con i rappresentanti delle maggiori compagnie crocieristiche sul tema Venezia e Grandi navi. Durante l’incontro si è registrata unità di intenti sulla necessità di spostare le grandi navi fuori dalla laguna”.

La dichiarazione ufficiale finisce qui e farebbe pensare che il ministro e le compagnie siano d’accordo su una soluzione che sposta all’ingresso della laguna il traffico diportistico che collocava nel 2017 Venezia al secondo posto in Italia, dopo Civitavecchia, con un milione e 427mila passeggeri e 466 “toccate nave” (traffico in crescita del 9,2 per cento nel 2018). Detta così sarebbe una bomba, perché significherebbe appoggiare il progetto off-shore, che punta a fermare le navi al Lido. In realtà l’orientamento del Comune di Venezia, ribadito anche dalle compagnie di crociera in un incontro con il sindaco Luigi Brugnaro avvenuto il 12 febbraio è diverso e mira a portare il traffico crocieristico più imponente a Marghera. Che è all’interno della Laguna.

Lo hanno ribadito i rappresentanti delle compagnie da crociera di mezzo mondo che si sono incontrati nel municipio di Ca’ Farsetti anche per stigmatizzare il silenzio, che dura da mesi, del ministero delle infrastrutture sui progetti alternativi al passaggio attraverso il canale della Giudecca. Sono sette anni che il decreto Passera-Clini ha affermato l’estromissione dei transatlantici dalla principale arteria d’acqua nel centro storico di Venezia. Ma da allora non è cambiato nulla, salvo la recente individuazione di un algoritmo (che combina stazza e dotazione tecnologica delle navi) che dovrebbe ridurre gli accessi dei natanti più vecchi e invasivi. Sul traffico complessivo ha però avuto effetto soltanto in un numero limitatissimo di casi, dell’ordine di alcune unità.

Il risultato dell’incontro di Brugnaro con le compagnie era stato che queste ultime avevano confermato i loro piani, che prevedono il transito davanti a San Marco, per tutto il 2019. Un altro anno senza che nulla sia cambiato. Il sindaco Brugnaro ha confermato che il suo programma elettorale prevedeva di mantenere nello scalo più interno di Marittima l’attracco delle navi più piccole e lo scavo del canale Vittorio Emanuele III per far entrare le navi più grandi dalla bocca di Porto di Malamocco e consentire ad esse, attraverso il canale dei Petroli, di arrivare a Marghera. Ma nei giorni scorsi ha dichiarato: “Questo silenzio ministeriale non mi piace. Noi abbiamo fatto tutto il possibile e abbiamo portato un progetto fino al Comitatone, ma dal ministero non rispondono più”.

E proprio su questo progetto hanno concordato anche le compagnie e gli operatori turistici riuniti il 12 febbraio a Venezia. A Roma l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale ha da tempo inviato tutti i 14 progetti su cui si è discusso in questi anni. Ma il ministro Cinquestelle non ha ancora deciso e sembra intenzionato ad andare oltre la decisione del Comitatone che il 7 novembre 2017 aveva sposato la soluzione di far arrivare le navi a Porto Marghera.

Il progetto di tenere le navi assolutamente fuori dalla Laguna ha quale sponsor il Movimento No Grandi Navi che da anni conduce una battaglia per la salvaguardia dell’ecosistema. E prevederebbe un nuovo terminal al Lido, l’isola veneziana che si affaccia sull’Adriatico. Il portavoce Luciano Mazzolin commenta: “Le lobby delle compagnie di navigazione propongono pericolose e devastanti soluzioni che vogliono mantenere tutto il traffico all’interno della Laguna. Ma l’unico progetto approvato con parere positivo della Commissione Via del ministero dell’Ambiente nel 2016 prevede la costruzione di una nuova struttura crocieristica nella bocca di porto del Lido oltre il confine delle paratoie del Mose, lato mare”. In questa situazione piomba ora come un fulmine a ciel sereno il comunicato ministeriale che fa riferimento all’incontro con i tecnici delle compagnie. Ma oltre quella frase laconica (“… grandi navi fuori dalla laguna”) a momento non ci sono ulteriori spiegazioni.

Clia, l’associazione internazionale dell’industria crocieristica, ha commentato che “l’incontro avvenuto al Ministero rappresenta un positivo passo avanti”, ma ha riaffermato di aver “da tempo espresso la disponibilità, la volontà e l’impegno per una rotta alternativa, spostando le grandi navi dal Canale della Giudecca“. Ma di tenerle fuori dalla laguna non se ne parla.
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