di Andrea Taffi

Le elezioni regionali in Abruzzo hanno detto una cosa importante: in Italia vince solo Matteo Salvini e la sua Lega. Fratelli d’Italia e Forza Italia, infatti (al netto dei sorrisi smaglianti dei loro leader) sono solo degli sgangherati vagoni attaccati alla locomotiva del treno ad alta velocità targato Salvini. Il Movimento 5 stelle, a dispetto della sua alleanza governativa con la Lega e proprio per colpa della sua politica arrendevole e servizievole nei confronti dell’alleato forte, perde più terreno del previsto e nemmeno il reddito di cittadinanza è stato in grado di salvarlo.

Il Pd, tutto ripiegato sulla sua politica isolazionista, scende ai minimi storici, ed è solo formalmente salvato dalle liste civiche di centrosinistra. Ma le elezioni abruzzesi ci dicono anche che la continua e reiterata demonizzazione di Salvini – non solo da parte delle opposizioni, ma anche della gran parte degli intellettuali – non paga, anzi: ha finito per dare nuova forza e nuova linfa alle sue politiche e al popolo che in lui si riconosce.

Tra meno di due settimane sarà la volta della Sardegna, egualmente impegnata nel rinnovo del suo governo regionale. Da abitante di quella regione, posso dire che tra tutti i politici che sono sbarcati e che (nei prossimi giorni) sbarcheranno ancora in Sardegna, l’unico capace di riempire le piazze è stato Matteo Salvini. E la cosa è ancora più clamorosa se si pensa che in Sardegna la Lega, fino a qualche anno fa, era quasi del tutto assente.

C’è quindi la possibilità (tutt’altro che improbabile) che l’esperienza elettorale abruzzese possa ripetersi in Sardegna, quella Sardegna che alle ultime elezioni politiche aveva votato in massa per il Movimento 5 stelle, e che adesso potrebbe non volerlo più fare. E allora, volenti o nolenti, bisogna rassegnarsi ad ammettere che Matteo Salvini è l’ago della bilancia della politica italiana. È colui che può decidere che verso politico dare a questo Paese: se continuare l’alleanza governativa coi 5 stelle (tutta squilibrata a suo favore) oppure staccare la spina e poi trascinarsi dietro il resto del centrodestra.

Senza dimenticare che una Lega così in ascesa – forse già dopo le prossime Elezioni europee e lo tsunami sovranista e antieuropeista che sta montando – potrebbe anche raggiungere quel fatidico 40% che poi la legittimerebbe a governare da sola. Gli scenari che si prospettano sono tutt’altro che rosei (almeno dal mio punto di vista), e allora io credo che la politica delle opposizioni volta all’esclusiva demonizzazione di Salvini e alla delegittimazione politica del Movimento 5 stelle, fatto passare come il socio scemo del governo giallo-verde, giovi solo a rafforzare la Lega e quei satelliti che essa è in grado di attrarre a sé. 

Perciò, per il bene futuro dell’Italia, io credo che Movimento 5 stelle e Pd farebbero bene a muoversi (non separatamente, ma uniti) per evitare ciò che altrimenti appare inevitabile: Matteo Salvini prossimo presidente del Consiglio.

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