Le temperature in aumento sull’Himalaya, che ospita la maggior parte delle montagne più alte del mondo tra cui l’Everest e il K2, scioglieranno almeno un terzo dei ghiacciai della regione entro il 2100, anche se si dovessero raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima. È quanto emerge dal report, pubblicato questa settimana, intitolato Hindu Kush Himalaya Assessment: Climate Change, Sustainability e People , uno degli studi più completi sul riscaldamento della montagna, messo insieme dal Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle montagne (Icimod) a cui hanno collaborato oltre duecento scienziati.

Sebbene alcuni sforzi per mitigare i cambiamenti climatici siano messi in atto, essi non procedono abbastanza rapidamente o efficacemente per raggiungere l’obiettivo di 1,5° C fissato dagli Accordi di Parigi nel dicembre 2015. I ghiacciai si stanno ritirando, il permafrost si sta sciogliendo, e gli schemi meteorologici stanno diventando più irregolari e provocando più disastri naturali.

“Le montagne si stanno riscaldando più velocemente delle medie globali. Anche se potessimo limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius, le temperature montane aumenterebbero di oltre 2 gradi Celsius e, se le tendenze attuali continueranno, le temperature potrebbero salire di 4-6 gradi Celsius entro il 2100. Ciò porterebbe a conseguenze nefaste non solo sui ghiacciai, ma su cibo, energia ed ecosistemi, con cambiamenti dei flussi idrici e maggiori rischi di disastri”, afferma David James Molden, direttore generale di Icimod.

L’Hindu Kush Himalaya (Hkh) è l’origine di dieci grandi bacini fluviali e comprende oltre quattro milioni di km2 di area che, insieme alle montagne del Tien Shan, costituiscono la più vasta area di copertura permanente di ghiaccio al di fuori dei poli del Nord e del Sud, e per questo è chiamato il Terzo Polo. È sede di quattro punti caldi della biodiversità, 330 importanti zone di uccelli e centinaia di cime oltre i seimila metri. La regione fornisce servizi ecosistemici che sostengono direttamente i mezzi di sostentamento di 240 milioni di persone nelle montagne e nelle colline dell’Hkh. Quasi 1,9 miliardi di persone che vivono nei dieci bacini fluviali beneficiano anche direttamente e indirettamente delle sue risorse mentre più di tre miliardi di persone godono del cibo prodotto nei suoi bacini fluviali. La perdita di ghiaccio himalayano avrebbe conseguenze devastanti per le persone che vivono nelle montagne e nei paesi a valle. Ci sarebbero profonde conseguenze anche per l’agrobiodiversità.

“Gli impatti sulle persone nella regione, già una delle regioni montane più fragili e rischiose al mondo, andranno dal peggioramento dell’inquinamento atmosferico a un aumento degli eventi meteorologici estremi”. Ha riferito Philippus Wester, scienziato presso l’International Center for Integrated Mountain Development a Kathmandu e uno degli autori principali del rapporto. “Le montagne contano, ed è ora che iniziamo a prestare attenzione a loro”.Intorno all’Asia meridionale, l’impatto dei cambiamenti climatici si è già intensificato.Il terremoto in Nepal nel 2015 ha rivelato tutta la fragilità delle città montane e quanto siano vulnerabili a disastri come frane, erosione e inondazioni. Le ondate di calore brutali stanno diventando insopportabili, rendendo le persone più malate e più povere e riducendo gli standard di vita di 800 milioni di persone. La copertura nevosa si sta restringendo nei villaggi di montagna e le precipitazioni piovose sono meno prevedibili. La terra fertile usata una volta per coltivare le verdure è diventata sterile.

Come ha affermato lo stesso David Molden, a capo di questo progetto: “Dobbiamo fare qualcosa ora”.

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