Ieri mattina un’operazione congiunta di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, diretta dalla Procura della Repubblica di Foggia, ha assicurato alla giustizia venti affiliati alle cosche della provincia dauna. Sono boss ed esecutori, accusati di omicidi, estorsioni e attentati dinamitardi commessi in queste ultime settimane con bombe carta. L’allarme suscitato dalle recenti esplosioni di ordigni contro alcune attività commerciali per ricordare di saldare un pizzo non pagato o per rammentare, se ce ne fosse bisogno, che se vuoi aprire un negozietto dovrai comunque vedertela con gli esattori dei clan, ha ricevuto una risposta adeguata.

La botta e risposta fra attentati da una parte e l’operazione di oggi, consente di superare alcuni stereotipi. Primo fra tutti quello della mafia “sottovalutata”, quella foggiana. Non se ne può più di sentire parlare di sottovalutazione, come non se ne può più di parlare, anche da parte di esperti, di mafia di importazione o di Sacra Corona Unita. Sono affermazioni errate e frutto di non-informazione: la criminalità organizzata foggiana è autoctona ed è la vera quarta mafia del Paese. Questo deve essere un punto fermo.

Un altro stereotipo da abbattere è che lo Stato non funziona. Nella provincia di Foggia lo Stato c’è e funziona. Agisce da anni senza sosta con decine di operazioni di polizia, e l’operazione di oggi è stata denominata “Chorus” non a caso. Le forze dell’ordine, infatti, hanno operato coralmente e di comune intento sotto la direzione della Procura e il coordinamento del Prefetto. Le battute sulla rivalità fra poliziotti e carabinieri sono ormai destinate a restare nelle barzellette di vent’anni fa. Ora l’aria è cambiata, convinciamocene. Abbiamo forze di polizia fra le migliori, invidiate da moltissimi di quegli stati di cui spesso vantiamo i prodigi polizieschi, ma che poi guardano a noi con ammirazione e, perché no?, con invidia.

A Foggia lo Stato è rappresentato da funzionari e ufficiali di primissimo livello, istituzioni di cui i foggiani dovrebbero essere, e lo sono, orgogliosi. È rappresentato da una Squadra mobile della Polizia di Stato considerata a ragione una delle prime d’Italia, quanto a risultati ed efficienza investigativa, un ufficio che ora può contare anche su ramificazioni in altre città della provincia ad alta densità delinquenziale. Lo Stato è rappresentato da un nuovo Reparto Prevenzione Crimine, sempre della Polizia, e dai Cacciatori di Puglia dell’Arma. Lo Stato, a Foggia, è una Procura agguerrita che conta su donne e uomini di valore, ed è un’istituzione prefettizia che, in una quindicina di mesi, ha emanato ventinove interdittive antimafia e ha messo gli occhi su tre importanti comuni della provincia per possibili infiltrazioni mafiose. Il Questore ha messo a punto un piano di misure patrimoniali per deflazionare i beni degli affiliati ai clan e così azzerarne il crescente potere economico.

È chiaro, non tutto brilla. Serve la collaborazione della gente. Gli estorti devono denunciare alle forze dell’ordine, o direttamente alla Procura, i reati di cui sono vittime. Polizia e Carabinieri sono in grado di tutelarli al meglio, e purtroppo l’omicidio nel ’92 di Giovanni Panunzio, l’imprenditore foggiano ucciso per aver denunciato l’estorsione ai suoi danni, ha consentito, dopo l’arresto dei killer, di pianificare e gestire appropriati piani di tutela per gli estorti che denunciano. Che i foggiani si riprendano le loro città, la loro cultura e la loro economia, oggi strozzata dal pizzo. Basta con l’omertà. Certo, comunque è pur sempre necessario potenziare le forze di polizia, se si vuole arrivare a risultati definitivi. Sarebbe importante, ad esempio, la costituzione di un nucleo interforze di poliziotti, carabinieri e finanzieri, diretti da due pm, dedicato solo alla lotta ai clan.

E, per concludere, anche i media nazionali dovrebbero ricordarsi più spesso di questa provincia, cosa che negli ultimi tempi, finalmente, sembra stia cominciando ad accadere, per contribuire a fortificare una coscienza nazionale che faccia scendere in strada i foggiani a fianco dello Stato, in una sacrosanta Lotta di Liberazione dai clan.

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