Il presidente della Consob, Mario Nava, ha rassegnato le dimissioni. La mossa è arrivata nel pieno dell’ondata di ritorno delle polemiche sul numero uno della vigilanza dei mercati finanziari che al momento della nomina – sotto il governo Gentiloni – si è rifiutato di mettersi in aspettativa dalla Commissione Europea, di cui è dirigente e aveva accettato l’incarico in Consob in distacco da Bruxelles. Ma per soli tre anni, nonostante l’incarico alla vigilanza dei mercati ne duri 7. “Il non gradimento politico limita l’azione della Consob in quanto la isola e non permette il raggiungimento degli obiettivi sopra ricordati”, ha spiegato l’ormai ex presidente della Consob che ha così segnato un record per la breve durata dell’incarico dopo aver segnato quello per la preparazione in tema di mercati e regolamentazione, specie se paragonato al suo predecessore, Giuseppe Vegas, esperto di diritto canonico.

“La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica. La Consob è indipendente, ma non può essere isolata. Consob deve poter lavorare non solo con le altre autorità indipendenti, ma anche con le istituzioni politiche”, ha dichiarato Nava. “Sono stato chiamato a questo incarico in quanto esperto autorevole delle norme e dei regolamenti finanziari europei che disciplinano il mercato italiano. Sono stato chiamato con l’obiettivo di rilanciare il mercato e rilanciare l’Autorità nelle sue funzioni di vigilanza e protezione del risparmio e dell’investimento – ha quindi rivendicato -. Sono stato chiamato con l’obiettivo di integrare la Consob meglio nei vari consessi europei e internazionali. Ho accetto l’incarico con gioia e entusiasmo. Ora però queste mie caratteristiche e questi obiettivi sembrano essere considerati un insormontabile ostacolo”.

Responsabilmente quindi, “senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob informandone la Commissione ai sensi dell’articolo 4.3 del Regolamento Consob. Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali”, ha concluso.

La questione, dopo la pausa estiva, era tornata in gran voga, rilanciata anche dall’interrogazione sulla nomina presentata dagli eurodeputati Marco Valli, Fabio Massimo Castaldo e Piernicola Pedicini alla quale ha risposto il Commissario Günther Oettinger il 4 settembre scorso chiarendo che la scelta del “comando” triennale è stata concordata con le autorità italiane dopo aver verificato che “non avrebbe inciso sulla sua indipendenza”. Lo statuto “prevede disposizioni amministrative che consentono a un funzionario titolare di occupare temporaneamente un impiego fuori della sua istituzione: si tratta del comando nell’interesse del servizio e dell’aspettativa per motivi personali“, aveva sottolineato Oettinger. “Tenuto conto dell’importanza di potenziare la collaborazione tra la Commissione e gli Stati membri e di rafforzare lo scambio delle migliori pratiche, la Commissione ha deciso di comandare il funzionario in questione presso la Consob nell’interesse del servizio”.

La risposta non era però stata ritenuta soddisfacente dagli interpellanti che a caldo avevano rilanciato sostenendo in una nota che “Nava, la Consob e l’ex governo Gentiloni vengono caricati di responsabilità dalla Commissione europea sulle modalità di nomina. Il dado è tratto e le dimissioni di Nava sarebbero l’unico gesto istituzionale possibile perché ridarebbero decoro e reale indipendenza alla Consob e leverebbero dall’imbarazzo il Governo, le altre Istituzioni dello Stato e la stessa Commissione europea”. Una settimana dopo lo stesso Nava si era detto “tranquillissimo. Dimettermi? Nessuno me lo ha chiesto, io faccio il mio lavoro, bado alla sostanza”. Poi l’escalation: la notizia del Fatto Quotidiano sul suo voto pro Tim, quindi la nota congiunta  dei capigruppo M5s e Lega di Camera e Senato in cui si ribadiva che Nava “è incompatibile con la presidenza di un’autorità indipendente italiana” e si rinnovava la richiesta di dimissioni “con un gesto di sensibilità istituzionale che, a questo punto, appare davvero inevitabile al fine di ristabilire un rapporto di fiducia e di leale collaborazione fra Istituzioni tanto rilevanti dello Stato”.

Quindi la presa di posizione dell’Assonime che ha chiesto a Nava di rimanere al suo posto. Scatenando gli strali  di Laura Bottici ed Elio Lannutti, rispettivamente capogruppo e membro M5S della commissione Finanze del Senato, che facendo riferimento alla posizione dell’associazione tra le società per azioni, molte delle quali quotate in Borsa e quindi vigilate proprio dalla commissione, hanno parlato di una “lobby molto interessata che si è già attiva per proteggerlo”. Silenzio invece sulla posizione del  Sindirettivo Consob che ha sottolineato come si sia di fronte a “una prassi equivalente al collocamento fuori ruolo comunemente adottato in Italia. Non si comprende, quindi, a quale sensibilità istituzionale facciano riferimento Lega e Movimento5S nel chiederne le dimissioni”.

Al sindacato quindi “sembra una mossa azzardata quella di interpretare la recente lettera del commissario Ue, Oettinger, nel senso di leggere una presa di distanza dalla nomina di Nava: Oettinger si è limitato a confermare l’iter procedurale seguito nel caso del distaccò di Nava che, per inciso, ricopriva il delicato ruolo di responsabile della struttura di sorveglianza dei sistemi e delle crisi finanziarie. Nella lettera, il commissario Ue ribadisce che le autorità italiane hanno confermato che il distacco di Nava ‘non avrebbe inciso sulla sua indipendenza in veste di presidente della Consob e che si sarebbe mantenuta la conformità al requisito secondo cui il presidente esercita il suo mandato in regime di esclusività e a tempo pieno. La Commissione europea utilizza il termine ‘comandato nell’interesse del servizio’ per Nava, adeguandosi all’equivalente della prassi, più nota in Italia, del collocamento fuori ruolo”. Secondo il direttivo, infine, “l’ultima cosa di cui ha bisogno la Commissione di vigilanza sulle società quotate è di veder messo in discussione il ruolo del presidente. Rivolgiamo un appello alla politica affinché cessino i conflitti istituzionali e i dipendenti della Consob siano messi nella condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, dal quale dipendono le sorti del regolare funzionamento del mercato e, di conseguenza, la tutela del risparmio dei cittadini italiani”.