“Il denaro è l’unico vero strumento di libertà. I soldi servono a essere liberi. Chi paga comanda. Lo dico a te che sei una donna: pagare i propri conti vuol dire comandare. E’ un grande strumento di libertà il denaro”. A pronunciare queste parole è stata Daniela Santanchè. Il problema è che non le ha dette davanti alla solita platea dei talk show pomeridiani o della prima serata ma davanti ad una classe di ragazzi di scuola primaria protagonisti della trasmissione televisiva “Alla lavagna” in onda su Rai3 il 2 febbraio scorso.

Sono cresciuto in una famiglia povera, con un padre operaio e una madre casalinga ma a permettermi di essere un uomo libero, di avere un lavoro; di essere un giornalista; di fare politica e quindi di essere un uomo libero di esprimere le proprie opinioni e di scegliere che mestiere fare è stata l’istruzione che la scuola mi ha dato. Se fosse per la mia famiglia, che oltre a non avere soldi non aveva nemmeno una libreria in casa, oggi non avrei la possibilità di viaggiare, di conoscere altre realtà, di poter leggere un libro, di poterne scriverne uno.

A cambiare la mia vita e a rendermi libero furono la maestra Teresa e il parroco del mio paese. La maestra per cinque anni mi aveva parlato del Mozambico e di suo nipote, missionario proprio in quel Paese. In casa non avevo neanche un mappamondo non sapevo nemmeno dove fosse il Mozambico ma una volta cresciuto è rimasta la curiosità e a 18 anni, pur con quattro soldi, mi sono permesso un viaggio proprio in quel Paese per andare ad incontrare i missionari all’indomani della guerra civile. E lì per la prima volta mi son sentito un uomo libero, capace di comprendere le difficoltà di un Paese povero, in grado di vedere realtà lontane dalla mia. Da quella volta non ho mai smesso di viaggiare e ogni volta che parto lo faccio evitando di chiudermi in un resort ma andando a conoscere scuole, baraccopoli, associazioni.

L’altra conquista della libertà l’ho avuta grazie a don Gian Carlo. Fu lui il primo a regalarmi un libro. Di là di quelli che ero stato obbligato a prendere in mano, per la prima volta avevo la possibilità di leggere un testo che mi avrebbe concesso la libertà del sapere, del conoscere. Ora, provate a fare un’operazione semplice, semplice: sostituite quel “denaro” con la parola “istruzione”: “L’istruzione è l’unico vero strumento di libertà. La scuola, i libri servono a essere liberi. Chi si istruisce comanda. Lo dico a te che sei una donna: istruirti vuol dire comandare. E’ un grande strumento di libertà l’istruzione”.

Ecco, davanti alle telecamere della Televisione pubblica vorremmo vedere gente che trasmette fiducia a dei bambini, a tutti i bambini anche a quelli che non sono nati da un imprenditore.

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