Mark Harbers, sottosegretario olandese all’immigrazione in quota Vvd – il partito liberale di Mark Rutte – ha approfittato subito dell’assist offerto dal governo italiano con la (ennesima) vicenda Sea Watch: l’Olanda non accetterà richiedenti asilo senza chance di ottenere lo status (kanslose, in olandese) ma solo i “veri rifugiati”. Per capire le mosse del governo olandese è fondamentale conoscere un po’ la situazione nei Paesi Bassi. A cominciare dal precario stato di salute del governo: il Vvd appartiene alla fila di partiti liberali “radicalizzati”, ossia quei movimenti centristi-liberisti in caduta libera nei sondaggi che provano la strada del populismo (almeno in politica interna) per cercare di risollevare le sorti.

In Olanda a marzo si voterà per le elezioni provinciali e le province eleggono, poi, il Senato. Il governo Rutte III si poggia su una disfunzionale maggioranza di appena un deputato, composta da 4 partiti il cui programma elettorale consiste, sostanzialmente, nell’evitare a tutti i costi elezioni anticipate. Per questa ragione, il voto di marzo è cruciale, e la retorica anti-migranti del partito liberale, si è fatta più dura; tanto dura da aver fatto sfiorare, nei giorni passati, una crisi di governo sulla questione dei bambini rifugiati.

La legge olandese sui minori richiedenti asilo è una delle più rigide (e crudeli) d’Europa, tanto rigida da essere stata pensata per non avere beneficiari. Famiglie di richiedenti asilo radicate in Olanda vengono espulse con regolarità e i casi di cronaca sono diventati tanti – il più noto è quello della famiglia armena in una chiesa a l’Aja – da aver creato imbarazzo e indignazione anche nell’opinione pubblica più indifferente d’Europa. Così il Vvd, immobile su posizioni anti-immigrazione, deve gestire dei partner di governo – cristiani e liberalprogressiti – che cominciano a sentire sul collo il fiato di parte del loro elettorato.

La retorica dei “veri rifugiati” contro i “cercatori di fortuna” (gelukzoekers), il Vvd l’ha rubata al Pvv, il partito di Geert Wilders: come si fa a determinare lo status di un richiedente asilo senza aver esaminato una domanda? Non si fa. Chiunque abbia dimestichezza con i rifugiati sa bene quanto complicata sia la procedura. O meglio: è complicata se la volontà politica è di offrire una chance seria, lo è meno se l’obiettivo è espellere più persone possibile. Lo Stato olandese, ad esempio, è tra i pochi Paesi a rimpatriare richiedenti asilo in Afghanistan e Sudan, noncurante i rischi enormi sul piano della sicurezza.

Quello che Mark Harbers prova a fare con il governo italiano è esportare il modello teorizzato dalla sua coalizione (e da gran parte dei paesi del nord Europa): frontiere sigillate, rimpatrio immediato per chi non ha chance e luce verde solo ai “veri” rifugiati. Un modello basato, ovviamente, sull’arbitrio amministrativo e su forzature grossolane al diritto internazionale: le domande d’asilo sono atti individuali e non esiste, giuridicamente, il concetto di “Paese sicuro”. E’ sicuro ogni Paese che la politica indica come tale, sulla base della convenienza politica del momento.

Così l’Olanda, approfittando della fortuna geografica, di trovarsi lontana, molto lontana dall’inferno del Mediterraneo centrale, ribadisce – giocando al gatto e al topo – l’indisponibilità ad accettare rifugiati senza un accordo strutturale. Accordo strutturale che gli astuti strateghi del governo Rutte III sanno non avrà chance di vedere la luce in tempi brevi. E forse mai.

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