Vaccini venduti senza essere stati testati oppure già scaduti. È il fenomeno che da anni si sta verificando in Cina e che il governo sta cercando di arginare, ma con scarsi risultati. L’ultimo episodio, secondo quanto riportato dal sito Asia News, risale a inizio gennaio. Almeno 145 bambini di Jinhu fra i tre mesi e i quattro anni hanno ricevuto vaccini anti poliomielite scaduti, riportando diversi sintomi collaterali. In molti, circa un centinaio, dal giorno di somministrazione hanno manifestato febbre, sfoghi, raffreddore e vomito. Il problema, secondo Avvenire che riporta la vicenda, sarebbero i controlli: solo il 5% dei campioni viene infatti verificato.

Dopo l’ultimo caso molti genitori sono scesi in piazza. Padri e madri delle piccole vittime hanno protestato davanti alle sedi delle istituzioni e davanti al Centro sanitario di Lichen per chiedere spiegazioni e maggiori tutele per i loro figli. Il fatto è stato confermato anche dal governo locale. Per questo la polizia ha aperto un’inchiesta su 17 rappresentanti del governo, che sono stati licenziati espellendoli dal Partito. Secondo quanto riporta Asia News, il governo locale ha scoperto che una partita di vaccini, invece di essere distrutta, è stata utilizzata fino ad esaurimento. Zhou Guangfeng, del ministero della Propaganda, ha spiegato ai media che ciò è avvenuto per “confusione nell’organizzazione, negligenza sul lavoro, mancanza di regole”.

L’emergenza ha messo il governo in grande imbarazzo: le autorità hanno infatti proibito l’uso dei media e dei social per diffondere notizie che diano corda alle voci sui vaccini. Del resto il caso rappresenta però solo l’ultimo di una serie di scandali legati al tema vaccini. Lo scorso luglio è stata coinvolta la Changchun Changsheng Bio-technology (a cui poi è stata revocata la licenza) una delle compagnie farmaceutiche specializzate in vaccini. L’azienda, infatti, secondo le autorità, ha prodotto e distribuito oltre 250mila vaccini Dpt (Difterite, pertosse, tetano) inutili perché contenenti bassissime dosi di principio attivo. Solo sette giorni prima, secondo Avvenire, l’ufficio di controllo della sanità aveva scoperto che anche il vaccino anti rabbia prodotto dall’azienda non era funzionante. Nello stesso periodo, scrive il quotidiano, anche un’altra azienda è stata indagata per lo stesso motivo: la Wuhan Institute of Biological Products. Nel 2016, inoltre, erano stati oltre 2 milioni i vaccini conservati “in modo improprio” e venduti in tutto il Paese. Una vicenda che aveva portato al licenziamento di oltre 350 funzionari.

Nonostante i continui scandali, secondo il quotidiano cattolico, il mercato cinese dei vaccini sembra essere in crescita. Attualmente vale 21,6 miliardi di yuan, cioè l’11% del mercato mondiale, ma secondo gli analisti il settore raggiungerà i 66,5 miliardi di yuan nel 2022. La falla nel sistema, secondo quanto svelato da un ex dipendente del National institute for food and drug control e riportato da Avvenire, sarebbe il controllo. “Siamo l’unico istituto nel Paese in grado di testare la qualità e l’efficacia dei vaccini. La Cina produce oltre un miliardo di vaccini ogni anno, non si riesce a testare ogni lotto prima di metterli sul mercato”.