Non si può considerare “di per sé” un “evento di rilievo politico ogni pranzo o cena al ristorante o un incontro al bar per la presenza del consigliere regionale”. È una delle riflessioni dei giudici della Corte d’appello di Torino nelle motivazioni della sentenza con cui, ribaltando il giudizio di primo grado, a luglio hanno pronunciato 25 condanne per la rimborsopoli degli ex consiglieri del Piemonte. Il verdetto riguarda anche l’ex governatore Roberto Cota (un anno e 7 mesi di reclusione), l’attuale capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari (11 mesi), il deputato del Carroccio, Paolo Tiramani (un anno e cinque mesi), e la deputata Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli (un anno e 7 mesi). Cuore del processo l’uso dei fondi pubblici ai gruppi consiliari della Regione Piemonte durante il mandato (2010-2014) in cui il presidente era il leghista Cota. Al centro del processo le modalità con cui gli allora consiglieri regionali utilizzarono i fondi destinati al funzionamento del gruppo di appartenenza. In primo grado le assoluzioni erano state 15. Molinari, in particolare, è stato riconosciuto colpevole del peculato di 1.158 euro. Il pg Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto una pena di 2 anni e 4 mesi. Per Molinari il collegio giudicante ha anche disposto l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici sospendendola comunque per 12 mesi. Quattro giorni fa a Milano gli imputati condannati in primo grado sono stati 52. 

I giudici: “Buona fede di Cota non è credibile”
“L’elevata frequenza di scontrini non inerenti di cui si afferma la presentazione erronea in buona fede è con tutta evidenza logicamente non credibile” scrivono i giudici sull’ex governatore Roberto Cota, condannato per peculato su rimborsi per 11.659 euro. Uno degli esempi citati dai giudici riguarda l’acquisto, a Boston, di bermuda verdi: “Non si vede come possa ritenersi erronea la presentazione di uno scontrino per l’acquisto di un capo di abbigliamento avvenuto addirittura dagli Stati Uniti, per poi inserirlo – dopo un volo transoceanico – nella cartellina dei rimborsi” perché “la conservazione dello scontrino e la sua consegna alla segreteria palesa già di per sé l’intenzione di ottenere il rimborso”. La Corte ritiene poi illeciti, e non giustificabili come spese di rappresentanza, anche i regali natalizi ai collaboratori, come penne, foulard e cravatte, “ma anche ai politici”, come alcuni libri antichi o il regalo di nozze di un assessore.

A Molinari “spese coperte da indennità”
Alcune spese, secondo i giudici, erano già coperte dalle indennità. Altri rimborsi, invece, non possono essere giustificati come errori della segretaria per la posizione di Molinari, che in primo grado era stato assolto, Secondo i giudici d’appello molte delle spese messe a rimborso, considerate lecite dal tribunale (pasti, carburante e permanenza a Torino) erano già coperte. L’allora consigliere regionale “percepiva mediamente tra gli oltre quattromila ed i settemila euro al mese tra gettoni di presenza e rimborsi spese forfettari o per missioni, emolumenti che già largamente coprivano tutte le spese inerenti all’esercizio della sua funzione”. La Corte inoltre “esclude la possibilità che i rimborsi siano riconducibili ad errori materiali” per quanto riguarda spese di ristorazione avvenute “in località di interesse turistico e nei weekend in assenza di specifici e comprovati concomitanti eventi di interesse per il gruppo”.

Le pene per gli imputati e gli acquisti: dai giocattoli alla bigiotteria
La pena più alta (4 anni e 6 mesi) era stata per Michele Giovine, all’epoca consigliere dei Pensionati per Cota, le cui irregolarità nella presentazione della lista elettorale, oltre a costargli una condanna ormai definitiva, provocarono la caduta del governatore Cota. A vario titolo ai consiglieri venivano contestati cene, pranzi, trasferte, alberghi, bed and breakfast e spese di rappresentanza ma anche acquisti “anomali”: giocattoli, tosaerba, bigiotteria, incursioni in negozi di abbigliamento come Olympic a Torino e Marinella a Napoli. Tra le migliaia di scontrini recuperati dalla Guardia di finanza nel corso delle indagini ne figurava uno che documentava anche l’acquisto di un libro erotico (che non fu mai contestato formalmente ma che servì ai pubblici ministeri per rendere l’idea).

Durante il dibattimento è emerso anche che in alcuni casi i consiglieri si erano fatti rimborsare spese (come pranzi e cene al ristorante) in posti diversi nello stesso giorno. Tra questi proprio Molinari, che all’epoca era anche assessore della giunta Cota e che da poco è stato scelto come capogruppo dei leghisti a Montecitorio. In un caso è risultato contemporaneamente in Italia e in Spagna: nel maggio 2011 aveva dormito in un hotel di Avila (spesa di 120 euro), ma dal registro mensile delle presenze, su cui si sono in parte concentrate le indagini della Guardia di Finanza, quel giorno risultava anche a Castelletto Monferrato, in provincia di Alessandria. Tiramani, che oltre a essere deputato è anche sindaco di Borgosesia (in provincia di Vercelli), chiese ed ottenne – tra le altre cose – il rimborso delle spese della moglie a Venezia.

In primo grado il tribunale operò una distinzione certosina tra spese illecite e spese che potevano essere considerate non punibili. La Corte d’appello, in base a quanto si ricava dal lunghissimo e dettagliatissimo dispositivo, era stata di gran lunga più severa, arrivando non solo a condannare tutti gli imputati ma, in molti casi, ad alzare le pene.

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