Le tensioni tra Italia e Francia escono dal recinto del dibattito sul franco Cfa, la ‘moneta coloniale’, e si allargano ai rapporti fra l’Unione europea e l’Africa. In un post su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio ha avanzato la richiesta a Bruxelles “di affrontare il tema dello sfruttamento delle risorse africane e della decolonizzazione“. Un concetto ribadito ancor più chiaramente dal premier Giuseppe Conte: “L’Europa deve battere un colpo e intervenire coralmente per sostenere più adeguatamente lo sviluppo economico e sociale dei Paesi africani“. Ma nel frattempo erano arrivate le parole del portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, che ha ripreso Roma perché “sarebbe meglio collaborare e dialogare invece di lanciarsi” accuse e a chi ha chiesto se ci siano Paesi dell’Ue che fanno politiche coloniali, ha risposto: “No”.

Le dichiarazioni del premier Conte arrivano il giorno dopo la convocazione dell’ambasciatrice italiana a Parigi, l’ultimo atto dello scontro tra Italia e Francia nato dalle parole del vicepremier Di Maio – nonché di Alessandro Di Battista e Gianluigi Paragone – che da Parigi hanno definito “ostili e senza motivo”. Oggi, prima il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e poi il presidente del Consiglio hanno provato a far rientrare la polemica con Parigi, senza però sconfessare le parole di Di Maio. Così Conte da un lato definisce “legittimo interrogarsi sull’efficacia delle politiche globali che stiamo perseguendo sia a livello di Unione Europea sia a livello di Stati singoli”, ma poi specifica che “questo non vuol dire mettere in discussione la nostra storica amicizia con la Francia, né tantomeno con il popolo francese. Questo rapporto rimane forte e saldo a dispetto di qualsiasi discussione politica”. In una nota il premier indica “tra gli strumenti utili a perseguire” l’obiettivo dello sviluppo dell’Africa “il Trust Fund, il cui finanziamento risulta del tutto inadeguato”. “Occorre – prosegue Conte sempre rivolgendosi all’Ue – impiegare maggiori risorse e dedicare maggiori energie a un Continente che deve essere messo in condizione di esprimere appieno le sue enormi potenzialità“.

Moavero a colloquio con Le Drian
“È parte del dibattito che ci accompagnerà verso le elezioni europee: dobbiamo abituarci a questi toni“, ha dichiarato invece il ministro Moavero che oggi ha incontrato a Bruxelles il suo omologo francese Jean-Yves Le Drian: un colloquio “franco, aperto ed esplicito“, lo ha definito il titolare della Farnesina, tra due Paesi che “restano amici e alleati”. Il ministro degli Esteri era stato criticato dalle opposizioni per non aver frenato le dichiarazioni del vicepremier M5s: anche oggi il Pd ha votato contro il calendario in capigruppo al Senato perché non è stata accolta la richiesta “che il ministro Moavero riferisca in Aula” sui rapporti con la Francia, visto il “radicale cambio di politica estera che tradisce il nostro interesse nazionale“, ha detto Alessandro Alfieri. Alla richiesta si è associata Forza Italia “prima che Di Maio dichiari guerra alla Francia”, ha commentato Annamaria Bernini.

Moavero invece ha parlato da Bruxelles, ribadendo innanzitutto un concetto già espresso anche sulla questione gilet gialli: “Forse ci dobbiamo abituare a questo dibattito anche nei toni e nei temi, verso le Europee. C’è un grande dibattito in Ue, su come dovrebbe essere. Ci sono visioni diverse che si confrontano negli Stati e fra gli Stati. Quello a cui siamo più abituati è il dibattito anche aspro, anche duro, negli Stati, siamo meno abituati a vederlo su scala europea. Queste elezioni ci stanno portando in quel terreno, in questo senso si realizza lo spazio pubblico europeo“, ha spiegato il ministro degli Esteri.

Poi, sul colloquio avuto con il collega francese Le Drian, ha aggiunto: “È stato franco, estremamente aperto ed esplicito, da inquadrare nel quadro dei colloqui tra rappresentanti tra Paesi che restano amici e alleati“. Italia e Francia quindi conservano rapporti di amicizia, ha voluto sottolineare Moavero, senza però prendere le distanze dalla dichiarazioni di Di Maio: “Può far parte del dibattito europeo il domandarsi se e in che modo vadano ridefiniti, ridisegnati, i nostri rapporti con gli Stati africani“, ha spiegato il ministro degli Esteri.

Le parole di Di Maio e Salvini
Una posizione ribadita anche oggi dal vicepremier M5s che in un post su Facebook ha rivendicato la legittimità della “richiesta in sede di Unione Europea di affrontare il tema dello sfruttamento delle risorse africane e della decolonizzazione dell’Africa”. “Stiamo criticando legittimamente la politica estera francese sull’Africa degli ultimi governi che ha danneggiato anche l’Italia – ha aggiunto – i popoli Africani non vanno aiutati a casa loro, ma vanno lasciati in pace“. Di Maio ha anche voluto specificare che “si vuole far passare il dibattito di questi giorni sul franco CFA come un attacco dell’Italia al popolo francese. Sciocchezze. Il popolo francese è nostro amico“. Al post ha allegato anche il manifesto dei gilet gialli in cui al punto 23 si parla proprio del “dibattito sul franco CFA”.

Sulla posizione di Di Maio anche l’altro vicepremier, Matteo Salvini, che ospite a Mattino 5 ha dichiarato: “Il problema dei migranti ha tante cause, c’è chi in Africa sottrae ricchezza a quei popoli e a quel continente e la Francia è tra questi”. In Libia, ha aggiunto, Parigi ha “interessi opposti a quelli italiani” e “non ha alcun interesse a stabilizzare la situazione”. Dunque “ha poco da arrabbiarsi perché ha respinto migliaia di migranti, comprese donne e bambini, alla frontiera. Lezioni di umanità e generosità da Macron non ne prendo”, ha concluso Salvini. Il ministro dell’Intero ha poi voluto sottolineare in una diretta Facebook: “Sono vicino al popolo francese, a milioni di donne e uomini che vivono in Francia con un pessimo governo e con un pessimo presidente della Repubblica. La polemica non è con i popoli, con i cittadini, con i lavoratori ma è con Macron che chiacchiera tanto e combina poco”.