Nel calcio italiano ormai capita anche che una squadra si presenti al campo con 12 giocatori, di cui la metà ragazzini e l’altra praticamente non tesserati, e pretenda di giocare una partita di un campionato professionistico come se nulla fosse. Per la farsa del Pro Piacenza, ormai (quasi) ex squadra di Serie C, ci sarebbe da ridere se non venisse da piangere: è solo l’ennesimo caso di un club che fallisce a metà stagione, e che stavolta sarà addirittura cancellata dal calendario.

L’INIZIO DELLA FINE – Una proprietà ambigua, le disavventure finanziarie della controllante, una normativa blanda che non garantisce il rispetto delle regole e qualche errore di valutazione delle istituzioni: gli ingredienti di base sono sempre gli stessi, con qualche variazione particolare sul tema (in questo caso l’ulteriore pasticcio delle fideiussioni irregolari Finworld). Il dramma sportivo del Pro Piacenza inizia lo scorso giugno, quando la seconda squadra del capoluogo emiliano (da non confondere con il più famoso Piacenza calcio, che milita nello stesso Girone A di Lega Pro) viene acquistata dalla Seleco, marca di televisori già nota nel mondo del pallone come sponsor della Lazio di Claudio Lotito.

LA CRISI DELLA SELECO – Il patron Maurizio Pannella si presenta con grandi promesse, ma c’è un problema: la sua azienda è in crisi economica. Già a settembre la Seleco chiede il concordato preventivo per evitare il fallimento, che otterrà a inizio novembre. Viene da chiedersi perché una compagnia pericolante si imbarchi in un’avventura calcistica quando sa già di essere in difficoltà: nella migliore delle ipotesi si tratta di un gesto irresponsabile, un errore di valutazione. È solo uno dei tanti punti di domanda ancora non chiariti della vicenda. Sta di fatto che da subito la società comincia a non pagare gli stipendi ai calciatori: a ottobre grazie ai contributi annuali forniti dalla Lega Pro vengono saldati gli arretrati di luglio e agosto. Come direttore sportivo arriva Massimo Londrosi, dirigente tutto d’un pezzo già noto per aver denunciato in passato le ombre contabili della proprietà cinese del Pavia (e per questo ingiustamente deferito dalla Figc). Sembra un segnale positivo ma la situazione non cambia, anzi peggiora: niente stipendi e contributi, disattese tutte le promesse, il club rischia lo sfratto persino dallo stadio, tanto che lo stesso Londrosi appena si rende conto della situazione presenta un esposto in procura.

L’EPILOGO DELLA FARSA – A metà dicembre è chiaro che la crisi è praticamente irreversibile: i calciatori entrano in sciopero e smettono di giocare, la squadra inizia a non presentarsi al campo. Così si arriva al triste epilogo di domenica e del match fantasma contro l’Alessandria: rimasto senza giocatori (metà rosa ha ottenuto intanto lo svincolo) ma determinato ad evitare la radiazione che scatta alla quarta partita persa a tavolino di fila, il Pro Piacenza si è presentato con appena 12 giocatori, di cui metà ragazzini delle giovanili e altri tesserati in maniera dubbia (o proprio irregolare). A quel punto la Lega si è decisa a intervenire, ordinando la sospensione della partita, in attesa di porre la parola fine alla vicenda, con la radiazione che arriverà a fine mese.

ALTRE TRE SQUADRE A RISCHIO ESCLUSIONE – È una storia già vista negli scorsi anni con Parma, Latina, Pisa, Bari: sono tante le squadre fallite a stagione in corso per ragioni simili. Stavolta finirà ancora peggio perché il Pro Piacenza non riuscirà a terminare la stagione. Dal momento che siamo ancora nel girone d’andata (ci sono da recuperare alcune gare per il pasticcio dei ricorsi estivi, ma questa è un’altra storia), da regolamento i rossoneri saranno cancellati dal campionato insieme a tutti i risultati fin qui conseguiti; come se non fossero mai esistiti. E questo anche perché non c’è nessuna garanzia a coprire le spese fino a fine anno, come invece previsto dalla normativa: il Pro Piacenza, infatti, è uno dei tanti club coinvolti nello scandalo Finworld, le fideiussioni irregolari che la Figc ha tollerato troppo a lungo. Dopo una proroga (firmata dall’ex commissario Fabbricini) e diverse sentenze dei tribunali, alla fine si è deciso che le garanzie Finworld andassero sostituite con delle fideiussioni regolari tassativamente entro il 17 gennaio. In quattro non l’hanno fatto: ovviamente gli emiliani, ormai falliti, ma anche Matera, Cuneo e Lucchese, che a questo punto rischiano pure loro l’esclusione dal campionato nel prossimo consiglio federale del 30 gennaio. Insomma, il Pro Piacenza è solo l’ennesimo caso, non sarà l’ultimo.

Twitter: @lVendemiale

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