La lista delle celle al quale era agganciato il cellulare, il dna sull’arma, il computer inattivo, l’assenza di sangue sulla parte finale della canna della pistola, quelle denunce per il presunto traffico di stupefacenti all’interno del carcere. Ventuno richieste, diverse delle quali accolte dal giudice per le indagini preliminari Barbara Lancieri a fine ottobre. E adesso anche la morte di Sissy, come tutti conoscevano Maria Teresa Trovato Mazza, la 28enne agente calabrese della polizia penitenziaria in servizio a Venezia: venne ferita con un colpo alla testa nell’ascensore dell’ospedale Santissimi Giovanni e Paolo l’1 novembre 2016 e domenica, a oltre due anni da quando il proiettile le attraversò il cranio, la sua battaglia è finita. “Suicidio”, ha sostenuto la pm Elisabetta Spigarelli nella richiesta di archiviazione presentata a marzo sull’ipotesi di tentato omicidio. “Non appare meritevole di accoglimento”, le ha risposto il gip evidenziando diversi elementi sottolineati nell’opposizione dal legale dei suoi famigliari, Fabio Anselmo, avvocato anche nei casi Cucchi e Aldrovandi.

Sabato l’autopsia sul corpo di Sissy
Così il pubblico ministero ha ricominciato a mettere ordine nelle carte su quanto accaduto alle 11.20 nel padiglione Iona dell’ospedale lagunare, dove Sissy era stata spedita dai suoi superiori – non si sa chi – per controllare una detenuta che aveva partorito nei giorni precedenti. Poi quel colpo di pistola, che non ha sentito nessuno e altri “punti suscettibili di essere vagliati”, sottolineava il giudice a ottobre nel dare altri sei mesi di tempo alla procura per le approfondire l’inchiesta. “Sono molto ansioso di vedere i risultati dei nuovi accertamenti disposti”, dice ora l’avvocato Anselmo a Ilfattoquotidiano.it. Sul corpo di Sissy, morta domenica a Reggio Calabria, il pm ha disposto l’autopsia che verrà eseguita sabato 19 “con particolare riguardo al colpo di arma da fuoco”. È uno dei punti sui quali il legale dei famigliari ha insistito perché si indaghi ancora.

Per la procura è stato un suicidio
La procura, a marzo, aveva chiesto di archiviare l’indagine contro ignoti per “insussistenza del fatto” spiegando che l’agente della penitenziaria e giocatrice di calcio a 5, arrivata in ospedale accompagnata da personale della sezione navale della polizia penitenziaria, aveva tentato il suicidio alle 11.20 dentro l’ascensore. Documentazione sanitaria e visita medico-legale, ad avviso del pubblico ministero, escludevano segni di aggressione e afferramento, mentre come sostenuto dal consulente tecnico “le ferite d’arma da fuoco presenti (…) sono compatibili con un atto autoinferto”. Suicidio, insomma. A sostanziare l’ipotesi, sempre rigettata dai suoi parenti, c’erano le “peculiari condizioni psicologiche” di Sissy, lo “stato depressivo” legato a questioni di lavoro e agli screzi con colleghe e dirigenza dell’istituto, complice anche la contestazioni di due illeciti disciplinari. E poi gli accertamenti chimici sulle mani, che “hanno evidenziato particelle di piombo, antimonio, bario su mano destra e sinistra e possono essere considerate caratteristiche dell’esplosione di cartucce per armi da fuoco”.

I dubbi della famiglia: “Canna della pistola pulita”
Un’argomentazione che non ha convinto il giudice per le indagini preliminari dopo l’opposizione presentata da Anselmo. Ventiquattro pagine di dubbi, basati su altri riscontri tecnici e altri approfondimenti – come l’acquisizione della lista delle celle dei cellulari e l’isolamento del dna sull’arma – che non sono state effettuati dagli investigatori. Ma non solo. Da lì, però, bisogna partire secondo l’avvocato dei parenti, perché sono proprio “i dati tecnici, prima ancora di quelli relativi alla vita privata e sociale della Trovato, a mettere in discussione” l’ipotesi del suicidio. “Totale assenza di sangue sul vivo di volata dell’arma (la parte finale della canna, nda) rinvenuta sul posto” che per “esperienza e scienza balistica” sono “sempre presenti” quando viene esploso “un colpo a contatto con la cute”. Inoltre, aggiunge, sul lato sinistro l’arma è “perfettamente pulita”. L’avvocato sottolinea ancora che “non è stata effettuata dagli investigatori la verifica della presenza di tracce di dna” sull’arma, oltre a suscitare “molte perplessità” il fatto che la pistola sia stata ritrovata nella sua mano destra “malgrado la gravissima ed inabilitante lesione cerebrale” provocato dallo sparo, ipotesi “ancora più scarsamente probabile tenendo conto del rinculo”. Insomma: se Sissy avesse puntato la pistola alla tempia, l’arma non le sarebbe rimasta in pugno dopo aver esploso il colpo.

Le denunce sulla droga e il computer “inattivo”
E poi c’è il prima e il dopo. Ad iniziare dalla “delicatezza” della denuncia presentata ad agosto 2016 sulla circolazione nell’istituto carcerario della Giudecca di sostanze stupefacenti tra i detenuti, sostenuta anche da un’altra agente che però non era stata ascoltata dalla procura. Ancora: il computer di Sissy era inattivo, stando all’inchiesta, dall’1 luglio 2016. Ma – secondo la sorella – l’agente aveva chiesto “se non ricordo male ad agosto” un intervento sul pc e una collega aveva detto nel corso delle indagini difensive di averlo “utilizzato, in epoca immediatamente antecedente l’evento” e di “aver constatato che la memoria era piena e che sul desktop c’erano cartelle denominate “relazioni”, riferite all’attività di lavoro”. È uno dei punti sui quali anche il gip chiede “chiarimenti” per capire se ci sono state “cancellazioni” o formattazioni.

Le immagini: il silenzio, il cellulare e il livido
Non solo. Com’è possibile, si interroga l’avvocato Anselmo, che nessuno abbia sentito nulla all’interno dell’ospedale? E chiede che venga ascoltata una persona – finora non comparsa davanti investigatori né identificata – che appare nelle immagini della videosorveglianza e si gira due volte “prestando specifica attenzione” alla zona degli ascensori: “Lo si vede lasciare andare avanti il carrello (…) e tornare indietro” forse perché attratto da “qualcosa che stava succedendo in quei frangenti o che era avvenuto in precedenza”. Anselmo sottolinea anche che in altri frame delle telecamere dell’ospedale, poco prima di entrare nell’ascensore dove poi verrà trovata ferita, Trovato Mazza sembra avere in mano un cellulare: “La postura in entrambe le foto, in uno con l’abitudine di Trovato Mazza a fare ampio uso del telefono cellulare e non distaccarsene con facilità, paiono particolarmente suggestive dell’ipotesi che la giovane stesse compulsando un telefono”. Ma il suo cellulare è stato ritrovato nel suo armadietto due giorni dopo e quindi “occorrerebbe innanzitutto chiedersi come sia stato rinvenuto” se si tratta dello stesso apparecchio. E, se è un altro, “capire che uso ne faceva”. Da qui, la richiesta della lista delle celle dei cellulari. E a differenza di quanto descritto dalla procura, l’avvocato della famiglia si sofferma anche sulla necessità di “verificare un ematoma nella parte interiore del braccio destro” poiché stando ad almeno 3 fotografie “risulta dubbia l’affermazione” contenuta nell’accertamento medico legale per cui “non presentava segni di afferramento”. Indagate ancora, ha chiesto il giudice ad ottobre. Adesso che Sissy è morta, si riparte dall’autopsia.

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