Slitta ancora il consiglio dei ministri su reddito di cittadinanza e quota 100. Avrebbe dovuto tenersi oggi, poi domani. Invece è stato rinviato alla settimana prossima. Forse addirittura a venerdì 18, perché fino al giorno prima il vicepremier Luigi Di Maio sarà negli Stati Uniti. “La Ragioneria dello Stato deve ancora lavorare”, aveva spiegato mercoledì sera il ministro del Lavoro e dello Sviluppo. A rallentare il varo del provvedimento necessario per attuare le due misure simbolo di M5s e Lega sono anche gli scontri tra i due alleati di governo sulle risorse per aumentare le pensioni di invalidità.

Ieri il nodo dei fondi per la disabilità è stato affrontato durante il vertice in tarda serata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i due vicepremier. Di Maio ha ribadito che il reddito di cittadinanza è una misura a contrasto della povertà, dunque destinata ad aiutare anche quei 260mila disabili che vivono sotto la soglia di povertà assoluta e che, per tutti loro, il reddito sarà svincolato dall’accesso al mondo del lavoro e dalla trafila dei centri per l’impiego. I soldi per fare di più al momento non ci sono, per quanto si siano recuperati circa 400 milioni alzando a 10 anni di residenza di cui gli ultimi due continuativi il requisito per l’accesso degli stranieri al sussidio: una parte di quello che Di Maio ha definito “tesoretto” andrà infatti ai centri per l’impiego. Oggi a Palazzo Chigi si terrà comunque un Cdm, ma su misure in scadenza. All’ordine del giorno non dovrebbe esserci nemmeno il rinnovo della presidenza Consob, nonostante Di Maio abbia ieri ufficializzato il nome di Marcello Minenna dicendo che la scelta è condivisa dalla Lega.

Intanto le Regioni chiedono che prima del varo del decreto sul reddito il governo si confronti con gli enti locali, a cui fanno capo i centri. “La bozza del decreto sul reddito di cittadinanza suscita forte preoccupazione per tempi, modalità, personale e risorse”, ha detto la coordinatrice della commissione Lavoro e Istruzione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Cristina Grieco. “Purtroppo il dialogo con il ministro si è interrotto ad ottobre, ma mi auguro che riprenda urgentemente. Per questi motivi ho chiesto un confronto urgente centrato proprio sul testo del decreto relativo al reddito di cittadinanza e spero che venga sanata la grave assenza di ogni riferimento alle Regioni e alle Province autonome – che hanno la titolarità dei Centri per l’impiego – riscontrata nei testi oggi in circolazione”. “Guardando i testi per il momento disponibili”, secondo l’assessora della Regione Toscana, “ci sono diversi aspetti che suonano come tanti campanelli di allarme. Preoccupa che in un percorso di questa portata non si sia puntato su un accordo strategico con le Regioni e sul un loro netto coinvolgimento. Sappiamo che si implementeranno sistemi informativi nuovi, mi auguro innovativi, ma ancora non li abbiamo visti, né abbiamo potuto sperimentare l’interscambio con quelli esistenti a livello territoriale. Mancano i riferimenti alle risorse per la ristrutturazione, la modernizzazione tecnologica e la formazione dei centri per l’impiego. Infine, le Regioni sarebbero già pronte a partire con i previsti piani straordinari di assunzioni che il Governo stesso aveva prospettato, ma sono ancora in attesa delle decretazioni necessarie”.