Un anno e mezzo dopo l’elezione è finita l’avventura di Carlo Salvemini alla guida dell’amministrazione comunale di Lecce. Il sindaco del capoluogo salentino, eletto nel giugno 2017, ha presentato le proprie dimissioni dopo l’approvazione del bilancio preventivo 2019 con 15 voti favorevoli e 16 astenuti.

Negli stessi minuti, i consiglieri di opposizione avevano ratificato le dimissioni di fronte a un notaio, sterilizzando la possibilità che l’ormai ex sindaco tornare sui propri passi nei prossimi 20 giorni. Termina così la prima esperienza di amministrazione di centrosinistra della città dopo 20 anni di governo del centrodestra con Adriana Poli Bortone e poi con Paolo Perrone. L’ultimo sindaco non di destra a guidare Lecce era stato infatti il padre di Salvemini, Stefano.

Salvemini era stato eletto a giugno 2017 sconfiggendo al ballottaggio Mauro Giliberti, giornalista di Porta a Porta. Ma la sua maggioranza era diventata precaria dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva riassegnato 3 seggi rendendo la giunta un’anatra zoppa, retta da un patto di governo con tre esponenti della lista Lecce Prima che appartenevano originariamente al centrodestra, facendo capo ad Alessandro Delli Noci, candidato sindaco contro Salvemini.

Su quella base la giunta di centrosinistra ha potuto governare, con una certa precarietà, da marzo del 2018 fino a oggi. “Salvemini, dimettendosi, ha dimostrato di avere grande dignità“, ha commentato l’ex sindaco ed ex ministro Poli Bortone, esponente della destra. “Sento di doverlo dire con onestà intellettuale – ha aggiunto – ferma restando la indubbia distanza politica fra me, di destra, e lui, di sinistra”.

Nella conferenza stampa in cui ha annunciato il passo indietro, Salvemini ha lasciato le porte aperte sul proprio futuro: né confermata né smentita l’ipotesi di una propria ricandidatura quando si tornerà al voto, con ogni probabilità alle amministrative del prossimo 26 maggio. “Questa squadra è pronta a tornare in campo”, si è limitato a dire l’ex sindaco che ha parlato avendo accanto i propri assessori e i consiglieri di maggioranza.

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