Avevano fermato due automobilisti in autostrada, scortandoli in caserma, accusandoli di essersi sbarazzati di un pacchetto di cocaina che in realtà conteneva sale anti ghiaccio. Per questo, dopo sei anni, due agenti della Polstrada, all’epoca dei fatti in servizio sull’A7 Milano-Genova, sono stati condannati in primo grado per arresto illegale, come riporta Repubblica. I poliziotti, come deciso dal Tribunale di Pavia che ha emesso la sentenza, dovranno scontare sei mesi e risarcire in sede civile, con una provvisionale di 4mila euro, l’unica delle due ‘vittime’, entrambe originarie di Genova, che si è costituita parte civile. Assolti invece dalle accuse di sequestro di persona e violenza privata.

I due genovesi vengono arrestati con le pistole puntate, ammanettati in strada e accusati di aver lanciato un pacchetto sospetto. Stanno rientrando da Milano dove hanno sostenuto un colloquio per un possibile lavoro in Australia quando, lungo l’A7, poco dopo essere entrati dal casello del capoluogo Lombardo, sono affiancati da una volante con a bordo i due agenti che intimano al conducente di accostare. “Appena fermo – ha raccontato l’uomo – mi è stata puntata la pistola e quando ho aperto sono stato ammanettato al volante mentre il mio amico è stato girato per terra e ammanettato a sua volta. Dicevano che aveva lanciato un presunto pacchetto dal finestrino…”. Per un’ora i quattro rimangono sul ciglio della strada, i due amici ammanettati e gli agenti alla ricerca dell’involucro. Poi un poliziotto trova il ‘pacco di cocaina’. I due automobilisti sono scortati in caserma e uno degli agenti guida la vettura dei civili. “Gli ho detto di rallentare perché andava velocissimo tenendo le marce basse dicendomi che tanto ormai la macchina era loro perché l’avrebbero sequestrata”, ha raccontato il conducente in aula. Una volta arrivati si scopre rapidamente che il pacco non contiene droga, ma sale. Eppure l’agonia non finisce. Ai due genovesi viene negata la possibilità di avvisare i familiari o gli avvocati. Solo quando vengono rilasciati in un autogrill riescono finalmente a chiamare genitori e amici.

I due poco dopo presentano la denuncia che è arrivata a sentenza solo qualche giorno fa. Rimane in piedi solo il primo capo d’imputazione: l’arresto illegale perché “intimavano a C. e O. tramite l’utilizzo di armi puntate al volto di scendere dalla macchina; applicavano loro le  manette con l’uso della violenza senza chiedere i documenti di identificazione… il primo ammanettato al volante e il secondo fatto cadere a terra e lì lasciato ammanettato…salvo poi costringere gli stessi a seguirli negli uffici in assenza di prove e pur potendo verificare la loro estraneità ai fatti di reato sul luogo…”, come scrive il gip Fabio Lamberucci.