Il 22 luglio 2015 era stato condannato all’ergastolo come mandante della strage di piazza della Loggia a Brescia. E da responsabile della cellula veneta di Ordine Nuovo, era noto da anni per fatti di terrorismo legati all’estrema destra. Carlo Maria Maggi è morto a 82 anni a Venezia, dove risiedeva ai domiciliari perché malato da tempo.

Già membro dell’Msi, fu espulso a fine anni ’60 proprio per i suoi presunti legami con il cosiddetto terrorismo ‘nero’. Più volte colpito da ordine d’arresto, era stato condannato a 12 anni di carcere per reato associativo nel processo per la strage di Peteano (31 maggio 1972) mentre nel 1988 aveva subito una condanna a nove anni per ricostituzione del partito fascista. Assolto con sentenza definitiva, dopo una condanna in primo grado all’ergastolo, per la strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969) e per quella alla questura di Milano (17 maggio 1973) di cui era accusato di essere il mandante.

Assolto, per insufficienza di prove, in primo grado (16 novembre 2010) e in appello (14 aprile 2012) al processo per la strage di piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974), ha visto la sentenza annullata dalla Cassazione nel 2014. Nel successivo processo d’appello era stato condannato all’ergastolo (22 luglio 2015) come mandante. La condanna all’ergastolo del 22 luglio 2015 è stata confermata definitivamente in Cassazione il 20 giugno 2017. Maggi, 82enne e da sempre in precarie condizioni di salute per una neuropatia congenita, che negli ultimi decenni lo ha costretto alla sedia a rotelle, non è mai stato arrestato rimanendo ai domiciliari.

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