Scontro tra il Parlamento egiziano e quello dell’Unione europea sul caso di Giulio Regeni. La risoluzione adottata giovedì 20 dicembre dall’assemblea di Bruxelles ha provocato la reazione del Cairo che, in una nota, ha attaccato parlando di “interferenze negli affari interni del Paese” e di un giudizio “parziale”. A loro ha replicato il vicepresidente Ue, nonché esponente M5s, Fabio Massimo Castaldo: “Da loro”, ha detto in una nota, “ci aspettiamo collaborazione e non una reazione scomposta e superficiale come quella arrivata”. Proprio per cercare di arrivare a una svolta sul caso della morte del ricercatore morto in Egitto a febbraio 2016, il presidente M5s della Camera Roberto Fico, a fine novembre scorso, ha deciso di interrompere i rapporti diplomatici con il Parlamento egiziano. Il gesto per il momento non ha avuto conseguenze concrete sul fronte diplomatico, ma è stata la prova dell’aumento delle tensioni tra le due parti.

Oggi a esporsi è stato il grillino Castaldo: “Anziché unirsi alle autorità italiane ed europee nel chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni”, si legge ancora nella nota, “i parlamentari egiziani non sollevano alcuna critica verso il proprio esecutivo e le omissioni delle proprie autorità, nascondendosi dietro fantomatiche violazioni dei diritti umani in Europa come giustificazione. Cambiano discorso perché sanno che sono in difetto, siamo dinnanzi a una farsa. A tre anni dall’omicidio Regeni le autorità egiziane rifiutano di cooperare veramente con quelle italiane e non è stata ancora fatta giustizia. Regeni non era solo un cittadino italiano, ma anche un cittadino europeo. Ecco perché siamo convinti che anche la Commissione europea, l’Alto Rappresentante e tutti i governi degli Stati Membri debbano valutare e adottare misure diplomatiche incisive per mettere pressione effettiva sulle autorità egiziane e ottenere quella verità che i familiari di Regeni e tutti gli italiani aspettano”.

Il Parlamento egiziano infatti, alla risoluzione di Bruxelles, ha replicato con una nota stampa, in cui si legge che “il Parlamento Ue ha basato le sue dichiarazioni su eventi, report e fonti inconsistenti che sono note per essere politicizzata” e, si continua, “questo pone dubbi sull’effettiva imparzialità dell’assemblea di Bruxelles”. “Rifiutiamo categoricamente questa risoluzione”, è il contenuto del comunicato riportato dai media egiziani, “che rappresenta un’interferenza negli affari interni dell’Egitto. Il Parlamento Ue farebbe meglio a guardare ai numerosi abusi e violazioni delle libertà fondamentali in Europa. Farebbe meglio a occuparsi dei fenomeni di razzismo e affrontare l’aumentare di discorsi ostili e di odio contro i musulmani nelle comunità europeee così come i trattamenti disumani contro i migranti e i rifugiati su cui tutte le agenzie dell’Onu hanno messo in guardia senza avere una risposta dai governi europei”. E si conclude: “Il Parlamento egiziano si rifiuta di politicizzare la questione dei diritti umani”.

Il 20 dicembre il Parlamento Ue ha adottato per alzata di mano una risoluzione che condanna “la situazione dei diritti umani in Egitto e chiede lo stop delle esportazioni di tecnologie di sorveglianza“. I deputati hanno inoltre espresso “preoccupazione per la restrizione dei diritti fondamentali” nel Paese, ricordando che da ottobre sono stati arrestati 40 attivisti dei diritti umani. “I deputati dichiarano che il Parlamento continuerà a esercitare pressioni sulle autorità dell’UE affinché si impegnino con le loro controparti egiziane a accertare la verità sulla morte di Giulio Regeni”, si legge nel testo. “I deputati ricordano anche che l’Egitto ha nuovamente respinto la richiesta della procura italiana di identificare gli agenti coinvolti nella scomparsa e morte del giovane ricercatore”. Nel documento si parla anche di misure per tutelare la libertà dei media egiziani: “Il Parlamento chiede agli Stati membri di porre fine all’export verso l’Egitto di tecnologie di sorveglianza che possono facilitare gli attacchi informatici contro i difensori dei diritti umani e gli attivisti, anche tramite i social media”. Secondo Reporter Senza Frontiere, attualmente sono almeno 38 gli operatori dei media detenuti in Egitto. “La situazione si è ulteriormente aggravata nel luglio 2018”, si legge ancora, “quando il governo egiziano ha approvato una legge che amplia la definizione di stampa per includere qualsiasi account social con più di 5000 follower, rendendo tali account perseguibili per la pubblicazione di fake news o di qualsiasi notizia ritenuta un incitamento a violare la legge”. Quindi, la conclusione: “Il Parlamento esorta l’Alto rappresentante Federica Mogherini e gli Stati membri a mantenere una posizione unitaria in materia di diritti umani in occasione della riunione del Consiglio di Associazione UE-Egitto prevista per il 20 dicembre 2018 e ad esprimere con fermezza le conseguenze, anche sanzionatorie, che il governo egiziano dovrà affrontare se non invertirà la sua tendenza all’abuso dei diritti fondamentali”.

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