Il gruppo Mediolanum ha raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate per il pagamento di 72 milioni di imposte – che diventano 79 considerando anche la controllata lussemburghese Gamax Management Ag –  interessi inclusi, dopo le contestazioni sui rapporti con la controllata irlandese Mediolanum International Funds. A pagare saranno Banca Mediolanum e Mediolanum Vita. Per tali annualità il Gruppo provvederà a richiedere l’apertura di una procedura amichevole tra le amministrazioni italiana ed irlandese per ottenere una rettifica in diminuzione del reddito della consociata irlandese. “Banca Mediolanum ha un conto economico che può assorbire l’impatto. Ritengo che i 20 centesimi di dividendo a saldo in aprile non sia in discussione. Siamo confidenti di saldarlo” ha fatto sapere l’ad Massimo Doris commentando con l’Ansa la chiusura del contenzioso fiscale dopo le contestazioni sulla controllata irlandese del gruppo: “L’impatto netto sui conti del 2018 è di 105 milioni”, ha spiegato

Lo scorso 28 aprile la Guardia di Finanza, sul caso, aveva notificato un verbale di contestazione molto più alto: per 544 milioni di euro. Una settimana prima il Tar del Lazio aveva sospeso il provvedimento della Banca d’Italia dell’11 aprile 2017 con cui era stato intimato a Fininvest di dismettere la propria partecipazione in Banca Mediolanum per la quota eccedente il 9,99 percento delle azioni. La richiesta di mollare la presa sulla banca risaliva all’ottobre 2014 ed era legata alla condanna di Berlusconi per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. Il Tar aveva accolto l’istanza cautelare del gruppo dell’ex premier ritenendo che “la gravità del pregiudizio dedotto con la domanda cautelare giustifichi, nelle more della decisione di merito, l’accoglimento della istanza”. La scadenza del termine fissato da via Nazionale per la vendita delle quote azionarie, intervenendo presumibilmente prima della definizione del giudizio amministrativo” davanti al Tribunale dell’Unione europea, per i giudici “determinerebbe un danno grave e irreparabile ai ricorrenti, solo parzialmente risarcibile con una sentenza definitiva eventualmente favorevole”.

E proprio oggi è arrivata la sentenza della corte di Giustizia dell’Unione europea che stabilisce che “solo la Corte di giustizia dell’Ue è competente a valutare se la legittimità della decisione della Bce che si oppone all’acquisizione di una partecipazione qualificata in Banca Mediolanum da parte di Fininvest e del sig. Berlusconi sia inficiata da eventuali vizi degli atti preparatori della Banca d’Italia”.Tra un ricorso e un altro Mediolanum è stata assorbita in Banca Mediolanum e Fininvest si è ritrovata titolare di una partecipazione qualificata nel capitale di una banca. E in mancanza di una richiesta via Nazionale ha aperto d’ufficio un procedimento amministrativo di autorizzazione e trasmesso a Francoforte una proposta di decisione sfavorevole quanto all’onorabilità degli acquirenti invitandola a opporsi all’acquisizione. Cosa che a ottobre 2016 la Bce ha fatto. A quel punto i legali di Berlusconi e Fininvest hanno impugnato la decisione della Bce chiedendone l’annullamento al Tribunale dell’Unione europea, dove la causa è stata sospesa in attesa della sentenza odierna. E hanno impugnato inoltre gli atti della Banca d’Italia davanti Consiglio di Stato argomentando che la proposta di decisione sarebbe nulla per violazione della sentenza del marzo 2016.

A quel punto il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte di Giustizia se spetti ai giudici nazionali o piuttosto al giudice dell’Unione controllare la legittimità degli atti di avvio, preparatori o di proposta adottati da un’autorità nazionale come la Banca d’Italia nell’ambito di un procedimento di autorizzazione relativo all’acquisizione di una partecipazione qualificata in un ente creditizio. Nella sentenza odierna, la Corte constata che “l’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea conferisce ai giudici dell’Unione una competenza esclusiva per quanto riguarda il controllo di legittimità sugli atti adottati da un’istituzione dell’Unione, qual è la Bce”. La Corte di Giustizia dell’Ue osserva inoltre che “l’atto dell’istituzione dell’Unione è talvolta adottato al termine di un processo decisionale di cui gli atti di un’autorità nazionale competente costituiscono delle tappe intermedie”.