Tra un’interruzione e l’altra e la richiesta di spiegazioni da parte del premier o del ministro dell’Economia Giovanni Tria, sono arrivati alla commissione Bilancio del Senato gli emendamenti del governo e dei relatori alla manovra. Sui cui saldi, nel frattempo, è ancora in corso la trattativa con la Ue. Tra le 20 modifiche dei relatori c’è anche l’ecotassa riveduta e corretta. Come anticipato, è stata alzata la soglia di emissioni oltre la quale scatterà il nuovo balzello: non più 110 grammi di Co2 come nella prima versione, ma 160, in modo da escludere le medie utilitarie. Arriva poi un bonus per l’acquisto dei motorini elettrici o ibridi, fino a un massimo di 3mila euro per chi rottama un vecchio mezzo. Il contributo sarà pari al 30% del prezzo di acquisto.

Malus di 2.500 euro oltre i 250 grammi di Co2 – Restano gli incentivi fino a 6mila euro per chi comprerà auto elettriche o ibride, che hanno un minor impatto ambientale, rottamando un veicolo vecchio. L’emendamento recita che “in via sperimentale, a chi acquista, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia, dal 1/03/2019 al 31/12/2021, un veicolo di categoria M1 nuovo di fabbrica, con prezzo risultante dal listino prezzi ufficiale della causa automobilistica produttrice inferiore a 45mila euro (Iva esclusa), è riconosciuto” un bonus che nel caso di rottamazione, può avere due valori: 6mila euro per auto che inquinano da 0 a 20 grammi di CO2 per km percorso e di 2.500 euro dai 21 ai 70 grammi di CO2. In assenza di rottamazione, l’incentivo è di 4mila euro per la prima fascia (ad inquinamento quasi zero) e di 1.500 euro per la seconda fascia (da 21 a 70 grammi).
L’imposta invece sarà di 1.100 euro per le macchine che inquinano da 161 a 175 grammi di Co2 per chilometro percorso, di 1.600 euro dai 176 ai 200 grammi di Co2 per km, 2mila euro da 201 a 250 grammi di Co2, e 2.500 euro per soglie superiori a 250 grammi di C02. Secondo un elenco stilato da Quattroruote nella prima fascia di veicoli rientrano anche i modelli Qubo, Doblò e la 500 L Cross della Fiat. Presenti nella lista anche veicoli Alfa Romeo, tra cui la Giulietta, e molti modelli Bmw, Jaguar e Ford.

Riduzione dei premi Inail per 410 milioni nel 2019 – Un altro emendamento dei relatori prevede la riduzione dei premi Inail per un ammontare pari a 410 milioni nel 2019, 525 milioni nel 2020 e 600 milioni nel 2021. Vengono riviste le tariffe pagate dalle imprese, che non venivano aggiornate dal 2000 e non tenevano dunque conto della riduzione degli infortuni sul lavoro, passati dai 991mila del 2000 ai 635mila del 2017. Parte delle coperture arriverà da un taglio delle “risorse strutturali” destinate all’Inail per finanziare progetti di investimento e formazione in salute e sicurezza del lavoro: la riduzione è di 110 milioni nel 2019, 100 milioni nel 2020, altrettanti nel 2021.

Sostituiti i vertici dell’Anpal – Come da indiscrezioni delle scorse settimane, i relatori hanno presentato un emendamento che prevede entro fine gennaio 2019 la decadenza dell’attuale presidente dell’Anpal – il giuslavorista Maurizio Del Conte, ex consigliere giuridico di Matteo Renzi – e del direttore generale Salvatore Pirrone. Contestualmente verranno nominati nuovi vertici. L’Agenzia nazionale politiche attive del Lavoro sarà uno snodo chiave nella gestione del reddito di cittadinanza, misura bandiera voluta dal Movimento 5 Stelle.

Gli emendamenti del governo: 35 milioni a Torino per chiudere la partita Ici-Imu – Le 19 modifiche chieste dall’esecutivo vanno dall’accelerazione della riqualificazione energetica degli edifici pubblici alla zona franca urbana per Genova che viene prorogata anche nel 2019 passando per la Scuola superiore meridionale e gli incentivi alle assunzioni di laureati particolarmente meritevoli. Arrivano poi 35 milioni in cinque anni per chiudere la contesa legale fra Torino e il governo a proposito della compensazioni per il passaggio da Ici a Imu.

E c’è anche il Milleproroghe, tradizionale pacchetto di norme approvato a fine anno, che visto il rallentamento dei lavori viene accorpato alla legge di Bilancio. Viene previsto, tra le altre cose, lo slittamento dal 31 marzo al 31 luglio 2019 della riforma sulle intercettazioni, già posticipata rispetto alla data inizialmente prevista. L’esecutivo M5S-Lega ha intenzione di modificare la norma varata dal governo Gentiloni.