Tra pochi giorni sarà Natale e, al netto di tutti i buonismi, rimane il periodo più duro dell’anno. Il periodo delle riunioni di famiglia, delle cene infinite e affollate, delle feste dell’obbligo tradizionale, quelle dell’atmosfera, delle feste per i bambini, quelle del divenire tutti più buoni. Insomma, giornate faticose. Quelle del “Quest’anno niente regali!”, “Questa è l’ultima volta!”, “L’anno prossimo tutti al ristorante”, “Me ne andrei in un posto dove Natale è già passato e i cellulari non prendono”e così via. E invece, tra un po’ tutti a rispettare più o meno le tradizioni di casa propria, ma proprio casa propria, non nel senso di nazione, ma quella dell’indirizzo di casa.

E se la maggior parte dei bimbi e degli anziani anche quest’anno avranno la loro atmosfera e la loro famiglia riunita, senza il presepe rifiutato e indigesto di Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo o il finale ancora più tragico di Parenti serpenti di Mario Monicelli, rifiuti e finali, questi sì, tante volte evocati nel chiuso delle proprie menti o in quello delle stanze d’analisi o nel clima goliardico delle serate amicali prenatalizie, in cui adulti, figli adulti, stanchi, ma non vinti, si fanno forza ancora una volta. E proprio a loro voglio dedicare questo post prenatalizio.

Tante, anzi troppe, sono le riflessioni in formato cartaceo, in immagini e video dedicate alla funzione genitoriale e ai modi per svolgerla al meglio. Ma il meglio è sempre stato nemico del bene.
Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista, diceva che ad un bambino bastava una madre sufficientemente buona (1965). Quindi una madre, diciamo, da 6, magari da 6+, ma anche da 6=, insomma una madre con delle defaillance, capace di errori e di riparazioni, affettivamente presente a se stessa e a suo figlio e pertanto capace di sentire e riconoscere soprattutto l’odio oltre che l’amore, l’amore è facile. Insomma una madre ordinaria, non straordinaria, né normale, ma ordinaria. Sufficienza a cui anche un padre potrebbe aspirare.

Ora, nella mie frequentazioni umane (professionali e non), la maggior parte delle persone che conosco hanno avuto dei genitori che raramente hanno raggiunto questa benedetta sufficienza. Anzi, quando si scende nei dettagli, vengono fuori compiti genitoriali svolti da 2 o da 3, alcuni addirittura inclassificabili. Eppure a Natale questi figli diventati adulti, adulti ordinari come la maggior parte di noi, stanno lì ad apparecchiare, ad aggirarsi per casa tra i fornelli, a fare Natale, a svolgere i veri compiti delle vacanze. Le ripetizioni che i figli adulti danno ai genitori anziani per permettere loro, e anche a se stessi, di raggiungere quella benedetta sufficienza.

@GiuCinque

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