Tutti sanno cosa è successo a Viareggio il 29 giugno 2009, quando un treno, deragliando, ha scatenato un incendio che ha ucciso 32 abitanti. Ma in pochi sanno cosa è successo dopo, cosa fa oggi, ogni giorno, chi è rimasto. A raccontarlo con profondità e leggerezza, arriva un lungometraggio, prodotto dagli stessi autori di “Ovunque Proteggi”, il corto sulla strage premiato da Cannes a New York e che ilfattoquotidiano.it pubblicò in esclusiva per intero. “Il sole sulla pelle”, questo il titolo del docufilm della Caravanserraglio Film Factory, sarà presentato in anteprima nazionale lunedì 17 dicembre a Viareggio, al Cinema Eden, alle 20.30. Il biglietto è di 6 euro e l’incasso sarà interamente devoluto all’associazione Il Mondo che Vorrei, che raccoglie i familiari delle vittime della strage e che ha sostenuto il progetto, insieme al crowdfunding, alla Toscana Film Commission e all’Aura Scuola di Cinema di Ostana.

Scritto da Luigi Martella e Massimo Bondielli, che ne è anche il regista, “Il sole sulla pelle” (gli aggiornamenti sulle prossime proiezioni si possono trovare qui) è una storia di rinascita, la risposta delicata, forte e piena di speranza al 29 giugno, la lenta trasformazione della rabbia e di un dolore privato in una battaglia per la sicurezza e la giustizia.

Il protagonista, insieme agli altri familiari e ai ferrovieri uniti in questo percorso, è l’uomo diventato simbolo, suo malgrado, di quella notte, Marco Piagentini, 50 anni, allora 41.

Come si sopravvive con il 95 per cento di ustioni sul corpo, sapendo che le possibilità di rimanere in vita e di tornare a camminare sono praticamente inesistenti, e con la consapevolezza che tuo figlio Lorenzo, di 2 anni, è morto bruciato insieme a tua moglie Stefania, 39, e che Luca, l’altro figlio di 4 anni, è stato trovato carbonizzato? E se si sopravvive a tutto questo, come si può accettare che, nel processo per il disastro ferroviario che lo ha causato, la prescrizione cancelli metà dei reati?

La risposta prova a offrirla questo documentario, che segue Piagentini nelle sue giornate: dalla crema spalmata allo specchio, ogni mattina, sul viso, ricoperto di pelle trapiantata, alle corse in bicicletta con gli amici dei comitati delle altre stragi toscane, oltre a Viareggio, anche Costa Concordia e Moby Prince. Dal compleanno insieme a quello che resta della famiglia, alle proteste sotto Montecitorio, contro la prescrizione.

Oggi Piagentini è vivo contro ogni previsione, c’è chi dice per miracolo, chi per la sua determinazione, sicuramente per le cure ricevute al Centro Grandi Ustionati di Padova, dove è rimasto per 6 mesi. A tenerlo in vita è stato soprattutto il bisogno di tornare a occuparsi dell’unico figlio sopravvissuto, il primogenito Leonardo, che lo aspettava a casa. Il 29 giugno Leonardo aveva 9 anni e rimase bloccato per 4 ore sotto il tetto, crollato come tanti altri edifici quella notte.

Dal 29 giugno 2009, il sole sulla pelle, quello del titolo, Marco non lo può più sentire: da allora, deve camminare saltando da un’ombra all’altra, protetto da un ombrellino bianco, o stare chiuso in casa, in estate, finché il sole non tramonta.

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