Ok all’ecotassa ma solo per i suv e le auto extralusso. Confermato il taglio fino al 40% delle pensioni d’oro. Via libera anche al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle aziende e alla riduzione delle tariffe Inail, mentre il bonus cultura si potrà utilizzare non solo per acquistare ebook e libri, come emerso inizialmente, ma anche per “teatri, cinema e concerti”, ha chiarito il sottosegretario Gianluca Vacca. Con un’ora e mezza di ritardo il vertice tra i big di governo è iniziato a Palazzo Chigi. Prima un pre-summit del premier Giuseppe Conte con i tecnici del ministero dell’Economia seguito da un faccia a faccia con Luigi Di Maio e Matteo Salvini per sciogliere i nodi politici. E le tensioni. Che ci sono state. E non sono state del tutto risolte, tanto che a un certo punto dell’incontro secondo i retroscena Giuseppe Conte ha messo sul tavolo della trattativa il suo mandato da premier. Il dialogo continua, insomma, al netto delle dichiarazioni pubbliche e della soddisfazione a favore di telecamera.

Ok all’ecotassa per veicoli di lusso – Trovata l’intesa su quello che era uno dei principali nodi tra la Lega e il M5s: l’ecotassa sulle auto. Incentivare i mezzi più ecologici al Carroccio va bene ma a patto che non ci siano nuovi balzelli, che non piacciono tra l’altro all’intero comparto automotive: “Non c’è nel contratto di governo. Posso dirlo sia a nome mio e del Movimento 5 Stelle che non ci sarà nessuna nuova tassa sulle auto”, aveva detto Salvini prima del vertice. Alla fine l’accordo prevede il bonus malus ma solo per i veicoli di lusso e i suv. Previsti inoltre bonus fino a 6mila euro per le auto elettriche e ibride. Il balzello, spiegano, si applica sulle auto con emissioni di almeno 20 punti in più rispetto alla norma originaria. Saranno poi aumentate le colonne per la ricarica elettrica.

Tagli fino al 40% per le pensioni d’oro – Confermata anche la scure sulle pensioni d oro: il taglio del 40% finanzierà l’opzione donna. Passa anche il pagamento dei debiti da parte della Pubblica amministrazione verso le aziende. Accordo pure sulla riduzione tariffe Inail, che sarà pari a 600 milioni di euro. Inoltre, il bonus cultura, a contributo invariato, sarà finanziato per acquistare eBook e libri, biglietti dei concerti e dei cinema, come in precedenza. Dal vertice emerge lo stanziamento dei fondi per le buche di Roma e la metro. Fonti di governo riferiscono che sarà innalzata la soglia per gli appalti diretti che i sindaci possono affidare: si va dagli attuale 40mila euro a 200mila.

La ricerca dei 3 miliardi: “Ci sono” – Al netto di accordi, al centro del summit c’era anche la ricerca di tre miliardi e mezzo che mancavano all’appello per fermare il countdown verso l’esercizio provvisorio, ‘accontentare’ l’Europa ed evitare che la Commissione Ue avvii ufficialmente l’iter per la procedura di infrazione. “Ci sono”, assicuravano dal governo dopo che si sono seduti attorno a un tavolo – assieme al presidente del Consiglio – i due vicepremier, i ministri dell’Economia e dei Rapporti col Parlamento Giovanni Tria e Riccardo Fraccaro, i sottosegretari al Tesoro Massimo Garavaglia e Laura Castelli.

“Accordo su proposta per Bruxelles” – Gli alleati di governo non sono intenzionati ad abbassare ulteriormente l’asticella del rapporto deficit/pil, fissata al 2,04%. Su questo, fanno filtrare fonti dell’esecutivo, c’è totale accordo tra il premier Conte e i vicepremier Salvini e Di Maio sui numeri e i contenuti della proposta da mandare a Bruxelles. Anche perché già così le due misure chiave sono state limate – è il ragionamento – il più possibile. Tradotto in cifre, l’estenuante trattativa con Bruxelles ha infatti portato a una riduzione dei fondi per circa 4 miliardi di euro, divisi equamente fra Lega e M5s. Per chiudere con la Commissione europea però servono almeno altri tre miliardi. Per fonti di Palazzo Chigi, a vertice ancora in corso, “ci sono” e sarebbero stati trovate “nelle pieghe del bilancio dello Stato”. Si parla di ulteriori dismissioni, che però non convincerebbero gli interlocutori europei.

Il reddito di cittadinanza –  Da Palazzo Chigi confermano informalmente che non subirà alcuno scossone il reddito di cittadinanza. La platea, fa così sapere il governo, resta invariata (5 milioni) e il taglio c’è – è la spiegazione offerta – ma solo perché rispetto al progetto iniziale l’avvio sarà posticipato a fine marzo. Il risultato comunque è un risparmio di quasi 2 miliardi: il costo sarà di 7,1 miliardi contro i 9 iniziali. Centri dell’impiego inclusi, per i quali sarà destinato un miliardo. Considerati i circa due miliardi di risorse che arrivano dal Rei  – il reddito di inclusione varato dal governo precedente – le risorse fresche da reperire siano pari a circa 5 miliardi. Cifra quasi equivalente a quella che serve per quota 100, che nel frattempo è confermata come misura triennale con finestre. Conti alla mano però, per arrivare al 2,04% servono ancora circa tre miliardi, e che tra l’altro devono essere capaci di avere un effetto sul deficit strutturale come chiede la commissione Ue.

Il dialogo, le tensioni, gli scontri – Questo per quanto riguarda le misure e gli accordi trovati. Poi c’è tutto il capitolo relativo ai retroscena dell’incontro. Prima del vertice allargato Conte e i vicepremier Di Maio e Salvini si sono visti in una stanza separata. Sul tavolo alcuni dei nodi che hanno incendiato i rapporti tra M5S e Lega. Conte ha invitato i due alla calma, con un primo risultato: l’accordo sull’ecotassa è letto come il simbolo della rinnovata tregua tra i vicepremier. Ma sull’altro nodo, quello delle coperture per il 2,04% con cui puntare a evitare le sanzioni Ue, è mancata ancora una soluzione e Di Maio e Salvini sono arrivati a Palazzo Chigi con la comune intenzioni di non cedere su reddito di cittadinanza e quota 100. “Le coperture ci sono”, hanno assicurato da Palazzo Chigi a vertice ancora in corso, spiegando che saranno prese dalle pieghe del bilancio. Ma la strada per trovarle, in realtà, è molto più laboriosa di quanto appaia.

L’ipotesi dimissioni di Conte – Per sopperire alle richieste di Bruxelles servono almeno altri 3 miliardi. Conte, che si è intestato da giorni la partita del negoziato tra Italia e Ue, avrebbe chiesto un ulteriore taglio di 1,5 miliardi alle due misure “bandiera” di M5S e Lega. La richiesta non ha trovato, al momento, nessun placet né in Di Maio né in Salvini: oltre il taglio da 2 miliardi a cui si è pervenuti su reddito e quota 100 i due vicepremier non vanno. Ed è tornato, sullo sfondo, lo scontro tra M5S e Lega e l’ala moderata del governo, rappresentata da Conte e dal ministro del Tesoro Giovanni Tria. Tanto che, a tarda notte e a riunione ancora non finita, sono rimbalzate voci secondo cui Conte, di fronte ai “no” dei suoi vice, avrebbe messo sul tavolo il suo incarico in caso dell’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Ue. Voci che fonti leghiste di governo hanno smentito seccamente, parlando di “totale accordo” tra il presidente del Consiglio e i vicepremier su numeri e contenuti della manovra. La trattativa, nel governo e tra governo e Ue, però è tutt’altro che finita.