Sono molte le neomamme che si interrogano sulla qualità del loro allattamento. Vediamo se si tratta di dubbi leciti.

“Sarà abbastanza nutriente il mio latte? È quasi trasparente, sembra acqua!”: sono molte le neomamme che si preoccupano della composizione del loro latte, temendo che non sia abbastanza nutriente, particolarmente quando l’allattamento si protrae oltre il sesto mese. Ed effettivamente, a volte il latte può sembrare più acquoso e inconsistente, ma questo avviene perché la composizione cambia durante la giornata e perfino nel corso di una stessa poppata. E non vuol dire che la qualità del latte non sia accettabile.

La conferma più recente arriva da un articolo pubblicato sulla rivista dell’associazione culturale pediatri: i dati su campioni di latte raccolti nel primo e nel secondo anno di vita del bambino mostrano che il latte materno continua a essere ricco di sostanze nutrienti, pur con diverse variazioni. Nel secondo anno, per esempio, il latte contiene meno zuccheri e più proteine e grassi. Un dato confermato da uno studio recentissimo pubblicato da un gruppo di pediatri di un’università polacca, che sono riusciti a studiare la composizione del latte fino ai 48 mesi confermandone la qualità nutrizionale.

Bisogna tenere presente che il latte materno è un liquido vivo, la cui composizione varia nel corso di ogni poppata, durante la giornata e nel corso dell’allattamento. E se molte mamme hanno la sensazione che il loro latte sia acquoso è perché è proprio così, visto che l’acqua è alla base della sua composizione. Il che non significa che sia poco nutriente e neanche – per sfatare un altro mito – che una donna che allatta debba necessariamente bere grandi quantità di liquidi, mentre è giusto mantenere una corretta idratazione e ovviamente bere se si ha sete, come avviene per molte donne in coincidenza delle poppate.

In media il latte materno garantisce un apporto calorico medio di 60/75 Kcal ogni 100 ml ed è composto per l’85% circa di acqua, per il resto da proteine, grassi – 40 g per litro – e zuccheri – 70 g per litro – cui si aggiungono vitamine e minerali ma anche altre sostanze utili come ormoni, enzimi e anticorpi: per questo i bambini allattati al seno sono più protetti nei confronti di alcune malattie, ma anche dall’obesità. Questi indicati però sono valori medi che possono variare sensibilmente. Subito dopo la nascita, il seno materno produce il colostro, un liquido giallastro superconcentrato e ricco di proteine e zuccheri, ma anche di anticorpi che aiutano il bambino nella prima fase dello sviluppo, mentre il contenuto di grassi è ridotto.

Poi comincia la vera e propria montata lattea: inizialmente è prodotto il cosiddetto “latte di transizione“ – dal quinto al 14esimo giorno – e solo in seguito il latte maturo. La cui composizione rimane complessivamente stabile nel corso dei mesi, ma varia all’interno della giornata e anche di una stessa poppata. All’inizio il latte si presenta quasi trasparente tanto da somigliare all’acqua, ed è più ricco di zuccheri a disponibilità immediata per dissetare il bambino e fornirgli energia, mentre verso la fine della poppata aumenta il contenuto di grassi, che assicurano energia a lento assorbimento e lo fanno diventare bianco. Ecco perché è importante che in ogni poppata il bambino esaurisca il latte contenuto in ciascuna mammella, per assicurarsi un giusto apporto di nutrienti.

Altri studi poi mostrano che verso il termine della poppata anche il contenuto di amminoacidi diminuisce, mentre aumenta quello di proteine. Una variazione che si ripropone anche nel corso della giornata, visto che la poppata della sera è più ricca di grassi. Ma il latte resta comunque un alimento completo – che dovrebbe essere esclusivo per i primi sei mesi del bambino – e gioca un ruolo fondamentale almeno per tutto il primo anno di vita.