Ed eccoci al Trippas moment. Non è un refuso ma la storpiatura adottata da Alberto Bagnai per il premier greco, soprattutto dopo la sua resa dell’estate 2015 alle armate finanziarie dell’Eurozona. Mario Monti aveva usato per primo qualche giorno fa, a proposito del governo gialloverde, la definizione di momento Tsipras, quando cioè i ragazzini la smettono di giocare coi sogni e scendono al livello della realtà. Che accada o meno con la pistola alla tempia, per l’uomo per cui la Grecia è il più grande successo dell’euro, ovviamente non è un problema, anzi.

Certo, Tsipras in quanto a pistola stava peggio. Lo ricorderete, bancomat chiusi, la Bce che si rifiutava di intervenire eppure ad Atene, come in fondo, dato il luogo, era giusto, il demos si era espresso con un referendum trionfale. Tradito subito, con Varoufakis, che sempre Bagnai aveva soprannominato Varoufake, costretto alle dimissioni. Qui da noi i Trippas sembrano aver ceduto per molto meno.

Trecento punti di spread, duecento in meno di quelli serviti per accompagnare alla porta Berlusconi, tra i sorrisetti di Merkel e Sarkozy. E sembrano aver ceduto mentre a Berlino, per non parlare di Parigi non c’è davvero niente da ridere. Una Merkel a mezzo servizio, un Macron passato da Jupiter a imbecille nello spazio di diciotto mesi, un governo belga semi caduto sul Global compact, la Gran Bretagna in uno psicodramma alla Harold Pinter. Non solo, ma con i segni se non della prossima crisi economica, certo con quelli della fine del ciclo espansivo che altri paesi, non il nostro hanno attraversato dopo quella del 2008-2011. Cioè con tutte le condizioni necessarie anche se non sufficienti a mettere in discussione la trappola dell’austerità espansiva.

Non aggrappiamoci neppure noi ai numerini, anche se la scelta di quel 2,04 sa ampiamente di presa per i fondelli, ma osserviamo la direzione di marcia. La Fed sta fermando la crescita dei tassi, auto smentendo le sue previsioni di due o tre rialzi nel 2019. La Bce ferma il QE ma si lascia aperte tutte le altre strade, compresi i riacquisti dei titoli in scadenza, e non pensa a spostare i tassi inchiodati a 0 visto che l’inflazione non accenna a salire. Insomma se la pistola era alla nostra tempia, allineata alla testa dell’Italia c’era quella di tutta l’eurozona.

Dopo la grottesca inversione a U di Macron e lo scandaloso comportamento della Commissione, ancora convinta che la Francia sia parte della soluzione e non parte grandissima del problema, era il momento di mettere da parte i numerini e parlare di governo del continente. Chiedere a voce altissima se quello che vediamo attorno a noi da piazza Syntagma agli Champs Elysée è davvero l’assetto con cui vogliamo affrontare il prossimo tornante. Invece niente. L’ennesimo calcio al barattolo per spingerlo un po’ più in là, oltre il voto delle Europee contando che il casino totale previsto come risultato lasci poi a tutti mano semi libera.

Ma se devo pensare al futuro imminente come ad uno dei libri di Jean Claude Izzo, più che a Casino totale mi viene da pensare al Sole dei morenti.

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