Il governo sbaglia molto, qualche volta però ci azzecca e bisogna pur dirlo. Per esempio il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, molto sbeffeggiato in rete per le sue gaffes (vere e/o presunte), ha voluto l’analisi tecnica dei costi/benefici su tutte le grandi opere. Un’idea di buon senso: se decido un investimento importante devo anche esser certo che l’opera sia davvero utile. L’idolatria verso le cosiddette grandi opere ha scambiato questa valutazione come un capriccio, come un no a prescindere. Ne è perfino nato un movimento, “Quelli del sì”, che ci spiega come siamo più moderni e al passo coi tempi se diciamo sempre sì, e magari a prescindere. Cosicché Toninelli, molto colpito dalla magistratura dei sì (gente con la testa sul collo, impegnata a produrre e non a distruggere), ha scelto anch’egli di stare al passo coi tempi. Qualche giorno fa la commissione tecnica ha comunicato che sono soldi buttati quelli che andranno alla costruzione del Terzo Valico. L’opera (53 chilometri di ferrovia – prevalentemente in tunnel – per merci tra Genova e Tortona) costa troppo (ad oggi 6,2 miliardi di euro) e produrrà quasi certamente uno danno economico (1,5 miliardi rispetto ai benefici che otterrà). Delle tre ipotesi prese in considerazione dalla commissione (la più favorevole, la più sfavorevole e quella mediana) due sono infatti negative. Al punto che i tecnici scrivono che, se proprio bisogna spendere tutti quei soldi, certamente i benefici economici al territorio sarebbero maggiori se si distribuissero brevi manu ai residenti: che so, diecimila euro a famiglia e arrivederci (dalla relazione: “Nell’ipotesi in cui il progetto non fosse realizzato e le risorse a esso destinate fossero direttamente spese dai consumatori per l’acquisto di beni o servizi, il beneficio conseguito sarebbe con certezza superiore alle risorse impiegate”). Dopo aver analizzato bene i costi, e valutato con scrupolo i benefici, Toninelli ha deciso che l’opera non conviene affatto, ma si farà. Urrà!

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