Ha collezionato ventisette condanne nonostante di anni ne abbia appena 29. Non era esattamente un incensurato Cherif Chekatt, l’uomo ricercato in tutta Europa perché autore della strage al mercatino di Natale di Strasburgo. Martedì 11 dicembre  ha aperto il fuoco con un fucile nel centro città francese, riuscendo ancora una volta a beffare le forze dell’ordine. La mattina dell’attentato, infatti, i gendarmi guidati dai funzionari dei servizi avevano fatto irruzione in casa sua, trovando un arsenale ma non lui: era già latitante e la stessa sera sarebbe riuscito ad arrivare armato nel trafficato centro di Strasburgo.

Alle forze dell’ordine – spiega l’agenzia Ansa –  erano noto da quando di condanne ne aveva già collezionato dieci: in tre paesi, la prima volta a soli 13 anni. Delinquente comune e incallito, schedato sia come pericolo nazionale sia come radicalizzato a rischio terrorismo. “Furti e violenze” erano la specialità di Cherif Chekatt, ha spiegato Remy Heitz, il procuratore. L’uomo della strage di Strasburgo era stato condannato in Francia, in Germania e in Svizzera. “Ha cominciato giovane nella delinquenza e pian piano è diventato un volto noto per noi, un frequentatore dei commissariati. Era il tipico delinquente comune cresciuto nei quartieri difficili”, ha spiegato Fabrice Poli, un responsabile del sindacato di polizia locale, che lo conosce bene.

Da sempre disoccupato, figlio di una famiglia di origini marocchine – oggi padre, madre e due dei suoi fratelli sono in stato di fermo – aveva più di un parente che almeno simpatizzava con gli ambienti islamici radicali. In molti, oggi, si chiedono come un personaggio con un passato penale dello spessore di Cheriff Chekatt abbia potuto essere libero e in grado di detenere tanti armi. “Non era violento da ragazzino ma non era neppure un detenuto modello”,  ha raccontato un responsabile di uno dei centri di detenzione per minori.

Per uno che “dall’età di 10 anni aveva un profilo penale”, come ha precisato il ministro dell’Interno Christophe Castaner, tutto il percorso è stato conseguente: furti, poi rapine, quindi la condanna nel 2016 a due anni e 3 mesi inflittagli dal tribunale tedesco di Singen per furti aggravati, fra i quali quello di uno studio dentistico a Magonza nel 2012 e di una farmacia ad Engen nel 2016. L’anno sorso, Chekatt fu rilasciato dalla giustizia tedesca ed espulso in Francia.

Nel suo Paese, era seguito a distanza dai servizi perché, dal giorno dell’uscita dal carcere nel 2015, era segnalato per radicalizzazione islamica. Era già finito sia nello schedario dei segnalati ‘S‘, i detenuti che rappresentano un rischio per lo Stato, sia in quello Fsprt (ad inizio 2016), per radicalizzazione islamica. Fra le decine e decine di segnalazioni a suo carico, persino quella durante la Festa della Musica a Strasburgo, quando cominciò a gridare frasi minacciose come “voglio ammazzare un poliziotto“.

Come è riuscito uno così ad arrivare libero nel centro di Strasburgo per fare fuoco sui passanti? “Non c’erano segnali di imminente passaggio all’azione” da parte sua, spiegano gli investigatori. Almeno fino a quando i gendarmi, ieri mattina, non si sono resi conto che Chekatt era già passato all’azione, per una rapina con un ferito grave: irrompendo nel suo appartamento, a parte Cherif che era assente, hanno trovato di tutto, una bomba a mano, una pistola calibro 22 carica e pronta a sparare, un arsenale di munizioni e coltelli. “Ogni mattina, prima di andare al lavoro, gli stringevo la mano – ha detto un vicino intervistato dalla tv France 3 – parlavamo, era uno come tanti”.

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