L’Unione Europea mette a segno una mossa sullo scacchiere economico internazionale contro il protezionismo degli Stati Uniti. Il Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera definitivo al Japan-EU Free Trade Agreement, l’accordo di libero scambio tra Bruxelles e il Giappone, la più grande intesa commerciale bilaterale mai negoziata dall’Ue. Con il completamento del processo di ratifica da parte del Consiglio il 21 dicembre, il trattato potrà entrare in vigore come previsto il prossimo primo febbraio. Il trattato, si legge in una nota di Strasburgo, “eliminerà quasi tutti i dazi doganali sulle merci esportate, per un totale di un miliardo di euro all’anno in favore delle imprese dell’Unione” e rappresenta, secondo i deputati, una presa di posizione a sostegno di un commercio libero, equo e regolamentato “in un momento di gravi sfide protezionistiche“.

L’Europarlamento riunito in plenaria ha votato con un’ampia maggioranza (474 sì, 152 no e 40 astensioni) a favore dell’intesa, che andrà a coprire un’area pari a un terzo del pil mondiale, la più grande finora mai coperta da un patto di questi tipo, e che è anche la prima a menzionare esplicitamente il rispetto dell’accordo sul clima di Parigi. “Insieme con i nostri amici e stretti partner come il Giappone continueremo a difendere un commercio aperto, win-win e basato sulle regole“, ha dichiarato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, sottolineando che “questo accordo porterà benefici tangibili a imprese e cittadini in Europa e Giappone”.

L’intesa, firmata il 17 luglio 2018, istituisce una zona commerciale di 600 milioni di persone e secondo le previsioni consentirà di eliminare la stragrande maggioranza del miliardo di euro di dazi annuali pagati dalle imprese europee che esportano in Giappone, oltre a una serie di barriere regolamentari come per esempio quelle sulle auto. Questa consentirà anche di aprire il mercato giapponese di 127 milioni di consumatori ai prodotti agroalimentari europei. Saranno protetti 205 prodotti a indicazione geografica europea per aiutare le piccole e medie imprese, che rappresentano il 78% degli esportatori verso il Paese dell’estremo oriente.

Le imprese e l’industria europea riunite in BusinessEurope hanno “accolto con favore” l’esito del voto, in quanto “in questi tempi di incertezza economica e politica” il partenariato con il Giappone, secondo le stime, dovrebbe far aumentare le esportazioni del 34% per l’Ue e del 29% per Tokyo, liberalizzando fino al 99% del commercio bilaterale.

Il via libera porterà benefici importanti al Made in Italy agroalimentare, commenta il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. “Grazie a questo accordo, siglato a luglio scorso e che a differenza del Ceta non dovrà essere approvato dai Parlamenti dei singoli Stati Membri, le esportazioni agroalimentari comunitarie verso il Paese del Sol levante potrebbero aumentare sensibilmente per i cibi trasformati”, ricorda Agrinsieme in un comunicato, spiegando che l’approvazione da parte del Parlamento Europeo porterà all’entrata in vigore dell’intesa bilaterale a partire da febbraio 2019.

“Ci si avvia così all’eliminazione dei dazi sulle esportazioni di vino, che attualmente si attestano attorno al 15% in media, con un esborso a carico degli operatori comunitari pari a oltre 130 milioni di euro. Anche per molti formaggi le vigenti tariffe doganali, che arrivano fino al 30%, saranno soppresse. Per alcuni formaggi freschi, tra i quali la mozzarella, è stata concordata una quota di esportazioni a dazio zero. Viene inoltre prevista l’esenzione dai dazi per le esportazioni comunitarie di carni suine trasformate”, spiega il coordinamento, precisando che “le tariffe doganali saranno poi progressivamente eliminate per una serie di prodotti trasformati, tra i quali la pasta, le produzioni dell’industria dolciaria e alcuni derivati del pomodoro“.

“L’accordo garantirà, inoltre, la protezione sul mercato giapponese di una lunga lista di prodotti agricoli europei di qualità, di cui 45 italiani; 10 di questi, in particolare, costituiscono il 90% del valore dell’export agroalimentare nazionale verso il paese nipponico”, aggiunge Agrinsieme.

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