L’ho scritto già un paio di settimane fa: questa è un’edizione anomala di X Factor perché i due artisti fino a oggi più importanti – e favoriti anche per la vittoria finale – devono tutto alla propria capacità di scrittura, non solo a quelle di interprete. Parlo ovviamente di Marco Anastasio e Martina Attili. Del primo ho già scritto; della seconda scrivo qui di seguito.

Martina ha fatto registrare fino ad adesso in totale circa 20 milioni di visualizzazioni per il brano Cherofobia. Un’infinità. Ma come mai? Cosa c’è dietro questi numeri che stracciano qualunque precedente per un inedito a X Factor Italia? Proviamo a dare delle riposte, aiutandoci anche con le parole di una persona molto vicina a Martina: suo papà Daniele Attili.

Credo che prima di tutto le canzoni di Martina arrivino come qualcosa di autentico, per via della capacità di scrivere e di padroneggiare i diversi registri del canto. Questo però rimarrebbe inefficace se la ragazza non conoscesse a fondo le sensazioni che canta. Martina è una cantautrice, prima, molto prima di essere interprete. Due sono i brani più conosciuti: Un incubo ogni giorno e, appunto, Cherofobia. Leggiamo cosa mi ha detto Daniele su questo aspetto: “Cherofobia e Un incubo ogni giorno sono brani scritti a 15 anni. Ci vuole molta sensibilità a quell’età per certe canzoni e vengono fuori se hai un percorso di vita reale, concreto, dove c’è stata anche sofferenza. Nascono da momenti difficili. Faccio un esempio: lei era molto brava a pattinare, faceva delle gare e si è rotta un legamento in maniera seria. Abbiamo rischiato addirittura di perderla, ce l’hanno salvata al Bambin Gesù. Sono sogni che crollano ed è difficile rialzarsi in certe situazioni. L’operazione non andò bene ed ebbe dei dolori pazzeschi; lì nasce Un incubo ogni giorno. Fu rioperata, un vero calvario”.

Ora, non tutte le persone che hanno disavventure nella vita diventano cantautrici. Credo che nel caso di Martina Attili si siano incontrati diversi fattori: una sensibilità che è portata a scandagliare e trasformare in altro il proprio vissuto; un amore viscerale per la parola, per il suo suono e per i suoi significati (ne è un esempio il termine “cherofobia”); una capacità egregia di far arrivare a un pubblico quelle stesse parole e le sensazioni vissute in quel momento, ricreandole qui e ora in canzone. Credo sinceramente che lo spropositato numero di visualizzazioni derivi dall’aspetto più scintillante della forza delle canzoni: se sono autentiche e si sanno scrivere arrivano dritte alla sensibilità di chi ascolta. Nasce così una poetica precisa che porta l’ascoltatore a riconoscere come prezioso quel modo di fare arte.

Parlando con Daniele Attili, ho scoperto che c’è un’altra canzone nel cassetto, che scava ancor più nel profondo della vita di Martina. Si chiama Piccoli eroi e parla di bullismo: “Viene fuori da un periodo difficilissimo di mia figlia, mio e di sua mamma Alessandra. Quando a nove anni ti accorgi che una bambina non vuole alzarsi dal letto, non va a scuola per dei mal di pancia… lì ti interroghi e arrivi a pensare che dietro ci sia altro. Martina a nove anni è stata vittima di bullismo. Fummo costretti a cambiare scuola, dunque anche quella fu vissuta come una sconfitta. Piccoli eroi racconta tutto ciò. Riesce a restituire la sofferenza dell’incomunicabilità con i genitori, che non comprendono quello che sta accadendo. Immagino che molti si riconosceranno in questo pezzo e saranno presi allo stomaco”.

Da queste parole capiamo dunque che c’è un filo rosso nel fondo dei brani di Martina Attili. Per questo è anomalo e prezioso quello che sta succedendo quest’anno a X Factor: Martina ha successo solo grazie alla capacità di saper racchiudere la sua vita in tre minuti di canzone. Il fattore X diventa la scrittura, non l’icona da ripetere. E funziona. Per questo, credo che anche ciò che seguirà il periodo di X Factor dovrà assecondare questa specificità: i brani di Martina meriterebbero l’intimità di un teatro. Ancora Daniele: “Martina ha scritto fino ad adesso 20 canzoni. Oltre a Cherofobia, Un incubo ogni giorno e l’inedita Piccoli eroi ci sono altri brani che meriterebbero un rapporto più vicino col pubblico. Soprattutto negli ultimi, vedo un’evoluzione della scrittura. Come detto, lei è una cantautrice, non un’interprete pura. È una ragazza di 17 anni che ha bisogno di crescere con i tempi giusti: ora per esempio è importante la scuola. Cercheremo di prenderci il nostro tempo, non abbiamo fretta, non vogliamo correre”.

Martina, i miei migliori auguri.