Kiev alza il muro contro Mosca: a pochi giorni dal via libera alla legge marziale a causa della nuova crisi con la Russia nel Mar Nero, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha annunciato il divieto di ingresso nel Paese per tutti gli uomini russi tra i 16 e i 60 anni. Le restrizioni, sottolinea, sono state decise per impedire ai russi di di attuare in Ucraina le operazioni che avevano pianificato nel 2014, cioè di formare distaccamenti di “eserciti privati” che rispondano alle forze armate russe. E nel giorno in cui Trump ha bruscamente annullato l’incontro con Putin al G20 proprio a causa delle tensioni fra Ucraina e Russia, il portavoce del Cremlino, citato dalla Tass, spiega che questo significa “che le discussioni sulle questioni internazionali e bilaterali serie sono rimandate a tempo indefinito. Per quanto riguarda il presidente russo Vladimir Putin, è pronto ad avere contatti con il suo collega americano”.

La legge marziale in Ucraina è stata imposta in 10 regioni al confine con la Russia per un mese. Una mossa che arrivata tra i timori di un’invasione russa dopo che le forze di Mosca hanno catturato tre navi ucraine e 24 marinai nel Mar Nero nel fine settimana. “Kiev potrebbe sprofondare nella guerra civile – ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova -. Alle forze dell’ordine ucraine sono stati concessi poteri straordinari, incluso l’uso della forza senza l’autorizzazione dei tribunali o dei pm, e questo pone seri rischi”.

Col via libera alla legge marziale, il governo avrà il potere di limitare le manifestazioni pubbliche e il diritto di sciopero, e potrà regolare l’attività dei media in base alle necessità di guerra e quindi limitare il diritto di opinione e di parola. I cittadini potranno essere obbligati a svolgere compiti “socialmente necessari” per le strutture di difesa e a ospitare militari nelle loro case se verrà loro ordinato.

Verranno inoltre ridotti il diritto al segreto delle comunicazioni(comprese lettere e telefonate) e quello alla non intromissione nella vita privata familiare, il diritto allo spostamento e il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione e quello a possedere, usare e gestire i propri beni, che potranno quindi essere confiscati e utilizzati dallo Stato.