Prima l’ipotesi di rimandare qualche settimana l’entrata in vigore delle misure per trovare la quadra dei conti e continuare lungo la rotta che porta all’accordo con l’Ue, quindi un nuovo irrigidimento. A tirare il freno a mano, con lo sguardo probabilmente rivolto all’elettorato M5s, è stato Luigi Di Maio. Parlando con i cronisti a Montecitorio, il vicepremier ha assicurato che non si verificherà alcuno slittamento per reddito di cittadinanza e quota 100. La misura di bandiera del M5s, ha proseguito il capo politico del movimento, partirà a marzo. In questo momento il governo è in attesa delle relazioni tecniche sulle misure della manovra. “Ma c’è una decisione politica e una decisione tecnica”, ha aggiunto Di Maio, ribadendo la conferma delle due misure cardine della legge di bilancio.

La strada dell’accordo era stata intrapresa nel vertice di lunedì sera a Palazzo Chigi, durante il quale Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini avevano confermato gli obiettivi già fissati sulle pensioni e sul reddito di cittadinanza, senza modificare la platea dei beneficiari e con un decreto per entrambe le misure già entro Natale. Per raggiungere l’obiettivo, era il ragionamento che riverberava nei corridoi, occorre intervenire sui tempi: uno slittamento del via ad aprile permetterebbe un risparmio di 2,2 miliardi sul costo per il 2019. Sul versante del superamento della legge Fornero, invece, i tecnici ritengono che i 7 miliardi in manovra stanziati siano anche troppi: “non tutti” saliranno sul treno anticipato di quota 100, ha spiegato lo stesso ministro dell’Interno, quindi ne dovrebbero bastare anche meno. Così, su queste due variabili, il governo punta a tenere in cassa 3,6 miliardi da mettere sul piatto della trattativa con Bruxelles.

La trattativa resta aperta. “Siamo in fase di interlocuzione con Bruxelles”, ha confermato Di Maio. Il “dialogo” con le autorità italiane sulla manovra economica “per me non è una cosa formale, ma qualcosa di reale, ha spiegato Pierre Moscovici nel pomeriggio a margine di un’audizione nel Parlamento Europeo. “Abbiamo già cominciato a lavorare con i nostri amici italiani e continueremo a farlo. Mi recherò a Buenos Aires” per il G20, “come il presidente Jean-Claude Juncker. Ci saranno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro Giovanni Tria. Continueremo a lavorare”. I principi, però, non cambiano: a chi gli chiedeva se un deficit a 2,2% fosse sufficiente all’Italia per evitare la procedura di infrazione, il commissario agli Affari economici ha risposto: “Non è una questione di cifre, non si tratta di fare una media, ci sono delle regole che vanno rispettate“.

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