Il governo italiano dovrebbe decidere “rapidamente”, più nello specifico “entro inizio 2019“, qual è la sua posizione sulla Tav. Altrimenti i lavori della linea ad alta velocità Torino-Lione “saranno fermati“. La ministra francese dei Trasporti, Elisabeth Borne, mette fretta a Roma in attesa dell’analisi costi-benefici che dovrà decretare il futuro della Tav. Parole non molte diverse da quelle che Borne aveva già usato nel suo incontro di due settimane fa con l’omologo Danilo Toninelli, in cui aveva sottolineato la necessità  “di non perdere i finanziamenti europei“ sull’opera. La ministra ribadisce infatti che la Francia può “solo rispettare la posizione del governo italiano che vuole prendersi il tempo per fare nuove valutazioni“, ma tornando sul punto mette un po’ di pressione in più a Roma.

L’opera deve essere realizzata nei tempi previsti o i fondi europei verranno ridotti. Così aveva parlato un portavoce della Commissione Ue proprio dopo l’ultimo incontro Toninelli-Borne. “È importante che tutte le parti facciano sforzi per completare nei tempi” l’opera, in quanto, aveva detto, “come per tutti i progetti della Connecting Europe Facility se ci sono ritardi nella loro realizzazione questi possono vedere una riduzione dei fondi forniti” da Bruxelles.

Nel frattempo Toninelli però ha sempre rassicurato che la commissione incaricata di fare l’analisi costi-benefici sulla Tav Torino-Lione “avrebbe terminato i propri lavori entro novembre”. Addirittura era stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a parlare di un’analisi ormai “in dirittura di arrivo” già il 30 ottobre scorso. Quel documento che dovrà fungere da ultima ratio per risolvere le distanze tra il M5s e la Lega sul tema, con il Carroccio che ha sempre ribadito di essere favorevole alla Tav, al contrario dei Cinquestelle. Il contratto di governo impegna le parti a “rivedere” il progetto, da qui l’analisi.

Dopo l’ultimo incontro, Francia e Italia avevano concordato sul rinvio della pubblicazione dei bandi Telt per il tunnel di base, previsti entro dicembre, appunto fino al compimento dell’analisi costi-benefici che, comunicava il governo italiano, “sarà esaminata insieme alla Commissione Ue” proprio per “non pregiudicare gli accordi internazionali“. Accordi che evidentemente ora a Parigi vedono un po’ più a rischio.

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