Una sorta di riforma dell’Imu per varare una tassa unica sulla casa. È la proposta contenuta in un emendamento dalla Lega alla manovra. La “nuova Imu” sostituirebbe l’attuale imposta municipale sugli immobili e il tributo per i servizi indivisibili, cioè la Tasi: l’emendamento è firmato dal parlamentare Albero Gusmeroli ed è fra le proposte ‘segnalate’ dai gruppi.  L’imposta continuerebbe a non riguardare le abitazioni principali salvo che si tratti di abitazioni signorili, ville e castelli. Per quanto riguarda gli immobili strumentali l’imposta – secondo la proposta del Carroccio  – sarebbe deducibile ai fini della determinazione del reddito di impresa per il 40 percento.

L’emendamento, però, non piace a Confedilizia, che lo definisce un modo per “nascondere un aumento di tassazione“. “Abbiamo segnalato più di una settimana fa, sia pubblicamente sia direttamente ai deputati della maggioranza che li hanno firmati. Attualmente il limite delle aliquote Imu-Tasi è 10,6 per mille ed è impensabile che aumenti. Inoltre, deve essere considerato l’incremento che i proprietari avrebbero attraverso l’eliminazione della quota di Tasi a carico degli occupanti, come nel caso dei conduttori in caso di locazione”, dice Giorgio Spaziani Testa, presidente dell’associazione dei proprietari di case. “La tassazione sugli immobili – giunta alla cifra monstre di 50 miliardi di euro l’anno, con danni all’intera economia che continuano a manifestarsi – deve essere ridotta, altro che aumentata. Di questo e di altro parleremo martedì alle 11,30 a Roma in una conferenza stampa dedicata ai contenuti presenti e ipotizzati della legge di bilancio”, aggiunge il numero uno di Confedilizia.

Un altro emendamento della Lega – sempre a firma Gusmeroli – propone la creazione di una “cabina tecnica di spending review” per individuare “i possibili settori di risparmio di spesa pubblica” composta da 5 esperti, anche esterni alla pubblica amministrazione, nominati su proposta del ministro dell’Economia. Il nuovo ente avrebbe come compito quello di trovare nuovi risparmi nelle pieghe della spesa pubblica “garantendo i servizi di pubblica utilità, in particolar modo del welfare state“. Il coordinatore della struttura è nominato con decreto del presidente del Consiglio – secondo quanto si legge nell’emendamento – e deve essere in possesso di “un’elevata qualificazione ed esperienze professionali in materia di risparmio pubblico. Il piano di attività annuale della struttura è formulato “sentite le esigenze rappresentate dai Dipartimenti del Tesoro e della Ragioneria generale dello Stato e costituisce oggetto di una direttiva del Presidente del Consiglio. La direttiva contiene indicazioni per il raccordo delle attività della struttura e reciproco scambio con le cabine di regia e altri soggetti competenti in materia di risparmio pubblico”. I fondi a disposizione sono pari a 3 milioni di euro all’anno dal 2019.