Tenere la legge elettorale (il cosiddetto Rosatellum) così com’è e renderla immediatamente applicabile anche in caso di riforma costituzionale che taglia il numero di deputati e senatori. Il ddl a prima firma di Roberto Calderoli (Lega), e del capogruppo M5s Stefano Patuanelli insieme al vice Gianluca Perilli inizia oggi 20 novembre il suo iter in commissione Affari costituzionali al Senato. Un intervento che, fanno sapere fonti della maggioranza a ilfattoquotidiano.it, è giustificato come “una necessità tecnica” di garantire una legge elettorale valida in caso passasse la riforma costituzionale. Anche se potrebbe apparire in contraddizione con le battaglie fatte dagli stessi M5s contro il Rosatellum nella scorsa legislatura: i grillini furono tra le altre cose i sostenitori dei ricorsi alla Consulta bocciati per la decisione dell’allora governo di mettere la fiducia sul provvedimento e organizzarono molte azioni come opposizione contro la riforma del sistema elettorale (dalle manifestazioni di piazza alle battaglie in Parlamento). Una riforma della legge elettorale non è prevista dal contratto di governo e a questo punto, è il ragionamento, tanto vale portarsi a casa l’intervento che riduce la composizione delle due Camere.

La commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, dopo gli annunci delle scorse settimane, ha già iniziato a discutere la proposta di legge costituzionale che intende ridurre il numero dei parlamentari: i deputati scendono da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Questa riforma, se approvata dalle Camere e confermata dal referendum, porrebbe il problema della legge elettorale, dato che l’attuale normativa, il Rosatellum è pensato per le due Camere con l’attuale numero di inquilini. Approvare la riforma però senza una legge elettorale immediatamente applicabile significherebbe limitare i poteri del presidente della Repubblica di scioglimento delle Camera. D’altra parte, è la riflessione in ambito parlamentare, aprire il cantiere della riforma elettorale in questo momento sarebbe molto problematico per il governo. La proposta M5s-Lega risolve il problema rendendo applicabile il Rosatellum a qualsiasi tipo di intervento costituzionale sul numero dei parlamentari.

La proposta di legge interviene chirurgicamente sul Rosatellum trasformando i numeri esatti dei seggi uninominali e di quelli proporzionali in percentuali. Sicché la norma elettorale non affermerebbe più che i deputati eletti nei collegi uninominali sono 231 – come prevede il Rosatellum – ma i tre ottavi degli eletti (146 nel caso di riduzione dei deputati a 400); analogo discorso vale per il Senato dove il numero esatto di 109 collegi uninominali è sostituito dal medesimo rapporto (tre ottavi, che equivarrebbe a 79 senatori in caso di riduzione a 200 totali).

I primi due articoli cambiano dunque le parti riguardanti i seggi di Camera e Senato, mentre il terzo attribuisce una delega al governo: “Qualora, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sia promulgata una legge costituzionale che modifica il numero dei componenti delle Camere, il governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”. Tecnicamente la perplessità riguarderebbe l’ampiezza dei collegi uninominali, di 410.000 abitanti per la Camera e di 750.000 per il Senato, contro una grandezza di 100-150.000 dei collegi normalmente adottati negli altri Paesi e anche in Italia con il Mattarellum.

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